09-01-2024

Con un'affascinante svolta storica, recenti studi hanno fatto luce su un aspetto piuttosto inaspettato della Sicilia medievale in epoca islamica: la produzione e l'esportazione di vino. Questa rivelazione è particolarmente intrigante se si considera il divieto islamico di consumare alcolici. I risultati, che includono il ritrovamento di anfore con residui di uva, suggeriscono una storia complessa e ricca di sfumature del vino nella regione.
Le testimonianze risalgono all'età del bronzo e indicano che il consumo di vino in Sicilia era legato alla cultura egeo-micenea. Anche i Fenici, noti per le loro vaste reti commerciali, hanno avuto un ruolo significativo nello sviluppo della viticoltura nella regione. Lo testimoniano i numerosi ritrovamenti di anfore in località come Mozia e Lilibeo, oggi Marsala.
L'arrivo dei Greci in Sicilia tra l'VIII e il III secolo a.C. segnò un significativo progresso della viticoltura, in parte dovuto alla sua integrazione nei riti e nelle celebrazioni dionisiache. Si ritiene che il culto di Dioniso, il dio del vino, abbia avuto origine in questa regione.
La dominazione romana, dal III secolo a.C. al VI secolo d.C., portò una maggiore considerazione per la viticoltura siciliana. In questo periodo nacquero vini rinomati come il Mamertinum e il Tauromenitanum, mentre Naxos, Contessa Entellina, Lipari e le pianure etnee divennero centri vinicoli di primo piano. La caduta dell'Impero Romano portò a uno spostamento del controllo sulla viticoltura e a un aumento del commercio del vino.
Il periodo islamico in Sicilia ha segnato un nuovo capitolo nella storia del vino dell'isola. Nonostante il divieto islamico di bere alcolici, i ricercatori del BioArCh dell'Università di York hanno scoperto che i musulmani in Sicilia non solo apprezzavano il vino per il suo valore economico e la sua importanza agricola, ma avevano anche avviato una fiorente attività di esportazione di vino da Palermo prima del IX secolo d.C..
La ricerca, che ha coinvolto le università di Roma, York e Catania, ha analizzato le tracce organiche nelle anfore, rivelando un fiorente commercio di vino siciliano durante il dominio islamico nell'Alto Medioevo. L'impero islamico, che si diffuse nelle regioni del Mediterraneo tra il VII e il IX secolo d.C., comprendeva aree note per la produzione e il consumo di vino su larga scala. Il professor Martin Carver del Dipartimento di Archeologia dell'Università di York ha commentato la posizione unica di questa comunità medievale in una regione dominata dal vino. Nonostante i divieti culturali, non solo prosperarono, ma costruirono una solida base economica, con l'industria del vino come componente chiave del loro successo.
Prima dell'occupazione islamica, il commercio del vino in Sicilia riguardava principalmente il vino importato, il che fa pensare a un consumo maggiore rispetto alla produzione. I nuovi ritrovamenti archeologici indicano che la comunità islamica colse l'opportunità di impegnarsi nella produzione e nell'esportazione di vino.
È interessante notare che, nonostante la legge islamica proibisca il vino, le prove archeologiche indicano che i governanti arabi in Sicilia promuovevano la produzione e il commercio di vino. I porti di esportazione erano addirittura controllati dai cristiani, evidenziando un approccio pragmatico che trascendeva le barriere religiose.
Sebbene non vi siano prove dirette che suggeriscano che anche i membri della comunità islamica in Sicilia consumassero vino, questa scoperta apre nuove interpretazioni della storia del Mediterraneo, mostrando la persistenza del vino attraverso i cambiamenti politici e religiosi dal IX all'XI secolo.
Le analisi chimiche di 109 anfore utilizzate tra il V e l'XI secolo dimostrano la continuità del trasporto del vino in Sicilia durante la dominazione islamica. La relazione tra l'acido tartarico, un componente primario dell'uva fondamentale nella vinificazione, e l'acido malico, abbondante nella frutta, compresa l'uva, ha permesso ai ricercatori di identificare con sicurezza i residui di vino.
Le anfore stesse offrono uno sguardo affascinante su questo periodo. Questi recipienti, con le loro caratteristiche distintive, sono serviti come "firma" del vino siciliano, rivelando ampie rotte commerciali fino alla Sardegna e a Pisa. Queste testimonianze confermano la posizione della Sicilia come centro nevralgico del commercio vinicolo nel Mediterraneo.
Questa esplorazione dell'epoca islamica della Sicilia svela un complesso arazzo di pratiche culturali, economiche e agricole, sfidando la nostra percezione del passato e mettendo in evidenza l'eredità duratura del vino nel plasmare la storia umana.
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