
Nel mondo dell'enologia, la distinzione tra vini bianchi e rossi non è solo una questione di colore: è una complessa interazione tra chimica, cultura e arte culinaria. I composti fenolici sono in prima linea come artefici di queste notevoli differenze, influenzando in modo significativo attributi come il colore e il sapore, in particolare nei vini rossi. L'importanza di queste sostanze è tale che il loro studio e la loro comprensione costituiscono una pietra miliare per la comunità scientifica della viticoltura e dell'enologia, non solo per il loro impatto sulle caratteristiche organolettiche dei vini, ma anche per i loro potenziali benefici per la salute.
Derivati da varie parti del grappolo d'uva, i composti fenolici vanno dagli acidi carbossilici ai flavonoidi, agli antociani e ai tannini, tutti estratti durante il processo di vinificazione. Con l'invecchiamento del vino, la struttura chimica di questi composti si trasforma a seconda delle condizioni di conservazione, un fenomeno che continua a essere al centro della ricerca per decodificare i complessi processi che regolano queste trasformazioni.
Concentrandoci sugli acidi fenolici, scopriamo che queste molecole incolori sono prevalentemente presenti nei vini rossi. La loro presenza, dieci volte superiore nei rossi rispetto ai bianchi, non apporta un aroma o un sapore specifico al vino; tuttavia, svolgono un ruolo significativo nell'evoluzione cromatica del vino, contribuendo potenzialmente alla tonalità giallastra dei vini rossi più vecchi in caso di ossidazione. In caso di contaminazione del vino, questi acidi possono trasformarsi in fenoli volatili, dando origine ad aromi indesiderati che ricordano il cuoio o l'aia, un argomento che verrà approfondito quando si tratterà di difetti del vino.
I flavonoidi, invece, presentano una gamma di sfumature gialle, con i flavonoli in testa. Questi composti sono responsabili del pigmento giallo intenso delle uve bianche e rosse. Non si limitano a dare colore, ma agiscono anche come antiossidanti, svolgendo un ruolo di prevenzione delle malattie cardiovascolari, in sintonia con il fenomeno noto come paradosso francese. I vini bianchi, fermentati senza contatto con le bucce e i semi dell'uva - dove risiedono questi flavonoidi - hanno una minore concentrazione di questi composti.
Le antocianine sono forse i composti fenolici più studiati in enologia, responsabili delle tonalità rossastre del vino. Prevalentemente localizzati nella buccia dell'uva e, in alcune varietà di teinturier, nella polpa, questi pigmenti sono essenziali per il colore caratteristico del vino rosso. La malvidina emerge come molecola dominante nella maggior parte delle varietà di uva rossa, influenzando in modo decisivo la tonalità del vino. Tuttavia, la proporzione di altri antociani varia tra le diverse varietà di uva, definendo così le loro caratteristiche distintive.
La tonalità degli antociani è soggetta alle condizioni dell'ambiente in cui si trovano; il pH e la presenza di altri composti fenolici e flavonoidi possono spostare il loro colore verso toni più bluastri. La concentrazione di antociani è soggetta a variazioni significative a seconda della varietà di uva e dell'età del vino. Per esempio, mentre un Pinot Nero può presentare circa 100 milligrammi per litro, un Cabernet Sauvignon o un Tempranillo possono contenerne fino a 1500 milligrammi per litro. Tuttavia, durante l'invecchiamento del vino, la concentrazione di antociani diminuisce drasticamente, raggiungendo potenzialmente un minimo di 50 milligrammi per litro. Per mantenere un colore stabile nel tempo, gli antociani si associano ai tannini, formando strutture complesse ma durature.
Una menzione speciale è necessaria per i tannini, che meritano un intero articolo a sé stante, per il quale consigliamo di visitare alcuni dei numerosi articoli dedicati a questo composto qui a Vinetur.
Questo ampio spettro di composti fenolici non solo conferisce al vino proprietà sensoriali uniche, ma contribuisce anche al suo valore nutrizionale e al suo ruolo nella cultura gastronomica. Il loro studio e la loro comprensione non solo arricchiscono l'apprezzamento del vino, ma aprono anche la strada a una viticoltura più raffinata e attenta alla salute.
Esplorando ulteriormente questi composti, ci addentriamo nell'intricata relazione tra scienza ed esperienza sensoriale, dove ogni sorso di vino è una testimonianza del delicato equilibrio tra le offerte della natura e la maestria dell'uomo. Il viaggio dell'uva dalla vite al vino è un racconto di trasformazione, in cui la terra, il clima e il tocco del vignaiolo convergono per creare una bevanda che è celebrata in tutto il mondo per la sua profondità, complessità e capacità di riunire le persone davanti a un tavolo condiviso. In un mondo sempre più attento al benessere, il ruolo dei composti fenolici nel vino rappresenta un'affascinante intersezione tra piacere e salute, tradizione e scienza, offrendo una visione caleidoscopica della bevanda che ha affascinato l'umanità per millenni.
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