14-05-2026
La cucina italiana, da sempre celebrata in patria e all’estero, viene ora considerata da decisori politici, chef e leader del settore non solo come motivo di orgoglio nazionale. Nel corso del primo Forum internazionale della cucina italiana, tenutosi nei giorni scorsi a Milano nell’ambito di Tuttofood, i relatori hanno sostenuto che il riconoscimento Unesco attribuito alla cucina italiana il 10 dicembre 2025 dovrebbe diventare uno strumento di crescita economica, diplomazia culturale e sviluppo turistico.
L’evento ha riunito esponenti della ristorazione, dell’industria alimentare, della promozione commerciale e del governo per discutere come trasformare la designazione a Patrimonio culturale immateriale dell’umanità in risultati concreti. Il messaggio emerso più volte nel forum è stato che il riconoscimento non va considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una strategia nazionale più ampia.
Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana e presidente del comitato che ha lavorato per il riconoscimento Unesco, ha detto che il premio ha risvegliato negli italiani la consapevolezza del valore della propria cultura gastronomica. Ha aggiunto che il Paese ora deve studiare la propria posizione, rifletterci e agire di conseguenza. Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia ICE, ha affermato che i suoi viaggi all’estero nel 2025 gli hanno mostrato quanto sia già forte l’immagine del cibo italiano sui mercati esteri. Ha sottolineato che l’Italia deve puntare su prodotti di qualità più elevata e selezionare importatori attivi nei canali premium se vuole rafforzare l’export e sostenere le piccole e medie imprese produttrici.
Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio e proprietario di Peck a Milano, ha detto che l’inserimento nella lista Unesco dovrebbe portare a quello che ha definito un “progetto Paese”. Ha descritto il cibo come uno dei più শক্তi strumenti di diplomazia culturale dell’Italia e ha affermato che servono politiche economiche coerenti se si vuole far salire l’export agroalimentare da 70 miliardi di euro a 100 miliardi di euro. Ha indicato regole di mercato, formazione professionale, istruzione e sostenibilità come ambiti su cui investire.
Massimo Bottura, chef patron di Osteria Francescana a Modena, ha detto che il riconoscimento Unesco ha spostato la cucina italiana dal folklore alla cultura. Ha definito la cultura l’ingrediente più importante per gli chef del futuro perché consente loro di pensare più a fondo e immaginare nuove idee. Bottura ha affermato che la cucina italiana è uno dei linguaggi culturali più importanti del Paese all’estero e ha ribadito che gli chef devono guardare alla tradizione in modo critico, non nostalgico.
Alessandro Borghese, chef e conduttore televisivo, ha paragonato il riconoscimento alla vittoria di un Mondiale. Ha detto che molti giovani sono interessati alla cucina ma hanno bisogno di prospettive più chiare per considerarla una professione a lungo termine. Borghese ha anche sostenuto che le ricette regionali tradizionali dovrebbero essere insegnate nelle scuole e trasmesse alle generazioni più giovani prima che vadano perdute.
Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, ha detto che un altro elemento chiave della forza culinaria italiana sono le materie prime. Ha osservato che i turisti viaggiano sempre più spesso per vivere esperienze gastronomiche e che i ristoranti dovrebbero essere valutati non solo per le capacità in cucina ma anche per l’uso degli ingredienti italiani. Enrico Buonocore, fondatore e amministratore delegato di Buonocore Hospitality Group, ha affermato che la formazione del personale è uno degli investimenti più importanti quando si aprono ristoranti all’estero e che l’Italia deve portare il proprio linguaggio culinario nei mercati internazionali senza snaturarne l’identità.
Il forum ha incluso anche interventi di esponenti del governo che hanno collegato direttamente la cultura gastronomica alle politiche turistiche. Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo italiano, ha detto che cibo e vino sono tra le attrazioni più forti per chi visita l’Italia e ha osservato che i turisti enogastronomici spendono di più e restano più a lungo rispetto ai viaggiatori medi. Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ha affermato che il riconoscimento Unesco comporta una responsabilità perché alza le aspettative sulla qualità del cibo italiano. Ha detto che i dati attuali suggeriscono che la designazione potrebbe aumentare del 6%-8% il valore dei prodotti italiani all’estero e portare 18 milioni di turisti aggiuntivi all’anno.
Il forum si è concluso con un ampio consenso sul fatto che la cucina italiana sia diventata un patrimonio nazionale con implicazioni ben oltre la ristorazione. I relatori sono tornati più volte sull’idea che oggi il cibo sia al centro di turismo, export, istruzione e identità, e che il suo valore dipenderà dalla capacità di istituzioni e imprese di lavorare insieme per tutelarlo ampliandone al tempo stesso la presenza all’estero.
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