Nel 2025 più cantine familiari italiane erano nel passaggio generazionale che avevano già completato la successione

Secondo il rapporto Ambrosetti, il 39,2% delle cantine familiari era nel passaggio generazionale, contro il 30,4% che lo aveva già completato

venerdì 16 ottobre 2026

Condividilo!

Nel 2025 più cantine familiari italiane erano nel passaggio generazionale che avevano già completato la successione

Nel 2025 le cantine italiane a conduzione familiare hanno intensificato il passaggio generazionale: secondo un nuovo rapporto strategico presentato venerdì a Voghera, in provincia di Pavia, erano più numerose quelle che dichiaravano di avere una successione in corso rispetto a quelle che avevano già completato il processo.

Il rapporto, «Visione Vino 2026 – Deep Roots, Long-Term Vision», è stato presentato da The European House-Ambrosetti durante il forum conclusivo della sua community Visione Vino. Secondo il documento, nel 2025 il 39,2% delle imprese vinicole familiari italiane aveva una successione generazionale in corso, mentre il 30,4% l’aveva già completata. La quota di aziende nel pieno della transizione superava quindi di 8,8 punti percentuali quella delle imprese che avevano già concluso il passaggio, a indicare che il settore è ancora nel mezzo di un ampio ricambio alla guida, anziché averlo già portato a termine.

Questi dati sono rilevanti perché il settore vinicolo italiano resta fortemente caratterizzato dalla proprietà familiare e perché le decisioni sulla successione incidono spesso sugli investimenti delle imprese, sull’organizzazione della gestione e sulla loro capacità di competere all’estero. Secondo il rapporto, il 65% degli asset del comparto vinicolo è in mano alle famiglie. La quota sale all’81,5% includendo le cooperative.

Lo studio ha inoltre rilevato una correlazione tra la presenza di una leadership più giovane e migliori risultati aziendali. Secondo il rapporto, le imprese che avevano coinvolto le nuove generazioni registravano ricavi superiori dell’8,8% alla media e una propensione agli investimenti più alta del 18%. Il documento non presenta i dati sulle successioni come una variazione anno su anno, ma come una fotografia della situazione delle imprese nel 2025.

Benedetta Brioschi, partner e responsabile del settore food e retail di The European House-Ambrosetti, ha affermato che il profilo demografico dei produttori di vino distingue il comparto dal resto dell’economia agricola. Secondo il rapporto, l’età media nel settore vinicolo è di 45 anni, contro i 60 dell’agricoltura nel suo complesso. Nel suo intervento ha spiegato che il ricambio generazionale può rafforzare le imprese vinicole, ma solo se accompagnato da una più ampia crescita dimensionale lungo la filiera.

Il dato riflette una caratteristica strutturale del vino italiano: il settore è composto in larga parte da piccole imprese. Se da un lato questo modello può preservare l’identità locale e il controllo familiare, dall’altro può lasciare alle aziende meno risorse da investire, innovare e garantire una presenza commerciale stabile sui mercati esteri. Secondo il rapporto, per migliorare i risultati all’estero il vino italiano ha bisogno sia di una maggiore dimensione competitiva sia di una più forte visibilità internazionale.

I dati sulle successioni sono stati diffusi insieme a un quadro economico più ampio del settore. Nel 2025 il comparto vinicolo italiano in senso stretto ha generato ricavi per 16,5 miliardi di euro, secondo il rapporto. Includendo le attività collegate, come servizi, intermediazione, distribuzione e ristorazione, il fatturato complessivo dell’intera filiera del vino ha raggiunto i 36,8 miliardi di euro. Il valore aggiunto diretto è stato pari a 15,1 miliardi di euro, mentre il contributo complessivo sostenuto dagli effetti diretti, indiretti e indotti ha raggiunto i 40,7 miliardi di euro, pari al 2,1% del prodotto interno lordo italiano.

Il rapporto descrive questo calcolo più ampio come un tentativo di misurare il contributo del vino all’attività economica oltre i vigneti e le cantine. Nel computo non rientrano soltanto la coltivazione dell’uva e la produzione, ma anche la rete di imprese legate al trasporto, alla vendita e al servizio del vino. Su questa base, il settore comprende 241.000 aziende agricole, oltre 1.500 imprese industriali e 681.000 ettari di vigneti.

Il rapporto presenta la tendenza delle successioni come un segnale positivo di rinnovamento, ma la colloca in un contesto di mercato più difficile. Una delle principali pressioni sui produttori è il calo dei consumi globali, che ha contribuito all’aumento delle scorte invendute nelle cantine italiane. A giugno le giacenze di vino avevano raggiunto i 46,5 milioni di ettolitri, in crescita del 6,7% rispetto a un anno prima, pari a circa 6,2 miliardi di bottiglie. L’accumulo delle scorte ha contribuito alla riduzione dei prezzi: secondo il rapporto, il prezzo medio del vino italiano è sceso del 10%.

Questa combinazione aiuta a spiegare perché la successione sia diventata più di una questione di governance familiare. Per molte cantine, la transizione avviene in un momento in cui margini, capacità di determinare i prezzi e sviluppo dei mercati richiedono scelte d’investimento più ponderate. Una generazione più giovane alla guida potrebbe essere più propensa a puntare su tecnologia, export, branding o nuovi canali di distribuzione, ma il rapporto suggerisce che il solo ricambio della leadership non basterà a risolvere le pressioni dovute alla domanda più debole e all’eccesso di offerta.

I risultati sono stati presentati nell’ambito di un’analisi strategica della situazione del vino italiano e delle sue esigenze future. Il messaggio centrale del rapporto è che il rinnovamento è già in corso in un’ampia quota delle imprese familiari, ma i benefici dipenderanno dalla capacità di accompagnare i cambiamenti alla guida con strutture aziendali più grandi, investimenti costanti e una presenza collettiva più forte sui mercati internazionali.

Per ora, i dati mostrano un settore alle prese con una doppia transizione. All’interno delle imprese, una quota consistente di famiglie sta trasferendo il controllo a una nuova generazione. All’esterno, il mercato nel suo complesso lancia segnali più contrastanti: da un lato, un’impronta economica rilevante e una forte importanza per il Paese; dall’altro, consumi in calo, scorte in aumento e prezzi in discesa.

Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo!

Cookie

Utilizziamo cookie e altre tecnologie per far funzionare il sito, analizzarne l’uso e offrire contenuti esterni. Puoi accettare, rifiutare o configurare i cookie facoltativi.

Informativa sui cookie