La Toscana amplia le regole per gli spumanti

I produttori IGP della regione ottengono nuove opzioni in etichetta mentre i consorzi puntano a rafforzare export e identità di marca

20-04-2026

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Tuscany Expands Sparkling Wine Rules

Il settore vitivinicolo toscano entra nel 2026 con un’attenzione ancora più marcata alle denominazioni protette, alla performance dell’export e al branding, mentre produttori e associazioni di categoria lavorano per rafforzare la posizione della regione nell’economia del vino italiana. In un territorio in cui il vino è profondamente legato ad agricoltura, turismo e identità locale, i dati recenti mostrano che il 97% della superficie vitata è destinato a vini DOP e IGP, una quota ben superiore alla media nazionale.

I dati provengono da un recente studio Ismea citato da fonti di settore e aiutano a spiegare perché la Toscana resti una delle regioni vinicole più importanti del Paese. La regione conta circa 60.000 ettari di vigneti, pari al 12% del valore della produzione agricola, contro una media nazionale del 9%. Oltre 23.000 ettari, cioè il 38% della superficie vitata regionale, sono coltivati in biologico. Si tratta del 17% di tutta la superficie vitata biologica italiana.

La forza dell’economia del vino toscana è evidente anche nella certificazione. Circa il 90% del vino che arriva ai consumatori porta qualche forma di certificazione, a conferma del peso dei sistemi di denominazione e del ruolo dei consorzi che li presidiano. Questi organismi sono diventati centrali nella strategia regionale, non solo nella difesa degli standard qualitativi ma anche nella promozione delle vendite in Italia e all’estero.

Il Chianti Classico è stato uno degli esempi più chiari di tenuta. Le vendite non si sono fermate nel primo trimestre del 2026, nonostante un contesto di mercato difficile. Giovanni Manetti, presidente del consorzio Chianti Classico, ha detto che in quel periodo le vendite sono cresciute dell’1% in volume. Il consorzio, guidato da Carlotta Gori, ha chiuso il 2025 con incrementi dell’1,2% in volume e del 2,6% in valore. I risultati sono stati positivi nei suoi due principali mercati esteri, Stati Uniti e Canada.

Per la più ampia categoria IGP toscana, le modifiche normative aprono nuove possibilità. Il ministero dell’Agricoltura ha approvato la produzione di vini spumanti ottenuti sia con il metodo charmat sia con il metodo classico sotto la denominazione Toscana IGP. La decisione offre ai produttori maggiore margine per adattarsi ai cambiamenti nei gusti dei consumatori e nella domanda di mercato.

Cecchi, presidente del consorzio vino Toscana, ha affermato che le modifiche rispondono ai cambiamenti nei modelli di consumo e rafforzano l’identità della categoria. Ha aggiunto che i produttori potranno anche usare “Toscana Igt” in ეტichetta al posto di “toscano”, una scelta pensata per rafforzare l’identità geografica del vino come marchio di qualità.

L’espansione arriva mentre la Toscana continua a beneficiare dell’enoturismo, diventato una componente importante dell’attrattiva della regione. I visitatori sono richiamati non solo dai vigneti e dalle degustazioni, ma anche da un paesaggio in cui la produzione vinicola è strettamente legata alla cultura locale e allo sviluppo rurale.

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