Trump si muove per imporre ampie tariffe dopo la sentenza della Corte Suprema sul commercio

Persiste l'incertezza per gli esportatori, gli investitori e le imprese dell'ospitalità

23-02-2026

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Supreme Court Strikes Down Presidential Tariffs on Foreign Wine Imports

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i dazi all'importazione imposti sui vini stranieri negli ultimi anni hanno superato l'autorità presidenziale, fornendo una tregua temporanea all'industria vinicola mondiale. Con una decisione di 6-3 nella causa Learning Resources, Inc. contro Trump, la Corte ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act del 1977 non concede al Presidente ampi poteri per imporre tariffe a tappeto senza l'esplicita approvazione del Congresso. Questa decisione pone fine ai dazi dal 15% al 25% che hanno colpito il commercio internazionale del vino a partire dall'anno scorso.

Le tariffe facevano parte di una serie più ampia di misure introdotte nell'ambito dell'IEEPA, che secondo la Corte è stata utilizzata oltre i limiti previsti. La sentenza chiarisce che i poteri di emergenza non possono essere utilizzati per attuare restrizioni commerciali di ampia portata senza la supervisione del Congresso.

Il Presidente Donald Trump ha reagito rapidamente alla decisione della Corte. Nel giro di poche ore, ha annunciato l'intenzione di introdurre nuove tariffe in base alla sezione 122 del Trade Act del 1974, una disposizione che non era mai stata utilizzata in precedenza per misure così ampie. Trump ha dichiarato che un'imposta del 10% sarà applicata a tutte le merci che entrano negli Stati Uniti, con l'intenzione di aumentare questa aliquota al 15%, che è il massimo consentito dalla Sezione 122. L'entrata in vigore della tariffa originaria del 10% era prevista per il 24 febbraio, ma non è chiaro se l'aliquota rivista del 15% sarà applicata in quella data.

La Sezione 122 consente a queste tariffe di rimanere in vigore per circa cinque mesi prima di richiedere l'approvazione del Congresso. Questa mossa indica che, sebbene l'industria del vino abbia ottenuto un sollievo a breve termine dalla decisione della Corte Suprema, nuove barriere commerciali potrebbero presto sostituire quelle appena abbattute.

La Wine and Spirits Wholesalers of America ha accolto con favore la sentenza della Corte Suprema, sottolineandone l'importanza per ristabilire chiarezza e prevedibilità nella politica commerciale. In una dichiarazione rilasciata il 20 febbraio, l'organizzazione ha affermato che la decisione riafferma il ruolo centrale del Congresso nella definizione della politica commerciale e fornisce la certezza necessaria a grossisti, ristoranti, bar, rivenditori e consumatori. Francis Creighton, presidente e amministratore delegato dell'associazione, ha sottolineato che la stabilità è essenziale per un settore che dipende dall'apertura dei mercati e dalle partnership internazionali.

Secondo l'associazione, le tariffe precedenti comprendevano un'aliquota base del 10% sulla maggior parte delle importazioni e aliquote più elevate per alcuni Paesi. Queste misure hanno agito come tasse dirette sulle imprese e sui consumatori americani, aumentando i costi lungo tutta la catena di approvvigionamento ed esercitando ulteriori pressioni sugli operatori dell'ospitalità. Molti prodotti colpiti sono legati a specifiche origini geografiche e non possono essere replicati a livello nazionale.

Anche gli investitori di vini pregiati hanno reagito positivamente alla decisione della Corte. Alexander Westgarth, fondatore e amministratore delegato di WineCap, l'ha definita una vittoria storica per l'industria vinicola mondiale. Ha affermato che la rimozione di queste tariffe elimina le barriere arbitrarie che distorcevano i valori di mercato e gravavano su collezionisti e investitori. Westgarth si aspetta un immediato aumento del commercio transfrontaliero grazie alla diminuzione dei costi, che potrebbe ripristinare la liquidità dei mercati secondari se non verranno applicate nuove tariffe alle importazioni di vino.

Nonostante questa vittoria legale per gli esportatori americani, le sfide all'estero rimangono. Il Wine Institute ha evidenziato il divieto di importazione dei vini statunitensi in alcune zone del Canada, iniziato il 4 marzo 2025 come risposta a precedenti controversie tariffarie. Prima di questo divieto, il Canada rappresentava il 36% di tutte le esportazioni di vino degli Stati Uniti, per un valore di 459,5 milioni di dollari all'anno. Steve Gross, presidente e amministratore delegato ad interim del Wine Institute, ha sottolineato che una politica commerciale prevedibile è fondamentale per le piccole imprese e gli esportatori agricoli. Ha esortato l'amministrazione a risolvere il divieto canadese e a ripristinare l'accesso a quello che rimane il più grande mercato di esportazione del vino in America.

Mentre a Washington continuano le battaglie legali sull'autorità commerciale e si profilano nuovi dazi all'orizzonte, persiste l'incertezza sia per i produttori americani che per i partner internazionali del settore vinicolo. La decisione della Corte Suprema segna un momento significativo nella definizione del potere esecutivo sul commercio, ma lascia aperti interrogativi sulle future direzioni politiche, mentre i leader politici cercano nuovi modi per regolare le importazioni.

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