Un nuovo studio italiano: nel 2026 enogastronomia e vino offrono la migliore via di fuga dal sovraffollamento turistico
Secondo l’analisi, il 66% delle esperienze enogastronomiche si trova a oltre 20 chilometri dai 100 comuni più visitati d’Italia
mercoledì 28 ottobre 2026
Secondo una nuova analisi della piattaforma italiana Dolcecharm, nell’autunno e nell’inverno del 2026 chi cerca una breve vacanza in Italia potrebbe trovare nelle esperienze enogastronomiche la migliore alternativa alle mete sovraffollate.
Lo studio, intitolato «Italy Without Crowds Index 2026», si basa sui dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) e del Ministero della Cultura. Secondo l’analisi, il turismo enogastronomico è la categoria più distante dalle destinazioni più frequentate del Paese: il 66% delle esperienze enogastronomiche autentiche si trova a oltre 20 chilometri dai 100 comuni più visitati d’Italia. È la quota più alta tra le categorie esaminate.
Dolcecharm ha rilevato che il 43% di queste esperienze enogastronomiche si svolge in piccoli centri con meno di 5.000 abitanti. Un altro 39% si trova nelle aree interne e l’8% in comuni situati a oltre 600 metri di altitudine. Secondo lo studio, questi dati indicano che chi sceglie itinerari dedicati al vino e alla gastronomia ha maggiori probabilità di raggiungere luoghi che restano al di fuori dei principali flussi turistici.
La stessa analisi ha rilevato che anche il turismo naturalistico si svolge generalmente a una certa distanza dalle destinazioni più frequentate: il 65% delle esperienze si trova a oltre 20 chilometri da uno dei 100 comuni più visitati. Seguono il turismo del benessere, al 56%, e le attività in barca e al mare, al 48%. I tour urbani si collocano molto più in basso, al 25%. Nel complesso, secondo lo studio, le esperienze autentiche sono distribuite in 595 comuni di tutte le 20 regioni italiane.
Dolcecharm ha fondato la propria tesi più ampia su quella che ha descritto come la concentrazione del turismo in un numero limitato di località. Nel 2024, i 453 musei, monumenti e siti archeologici statali italiani hanno registrato 60,9 milioni di visitatori. Secondo lo studio, i cinque siti più visitati — il Colosseo, le Gallerie degli Uffizi, Pompei, il Pantheon e la Galleria dell’Accademia — hanno totalizzato il 50,2% degli ingressi. Il solo Colosseo ha rappresentato il 24,2%.
La concentrazione emerge ancora più chiaramente considerando l’intero sistema museale. Dolcecharm ha affermato che nel 2025, tenendo conto di tutti i 4.677 musei aperti in Italia, Lazio, Toscana e Campania hanno registrato il 50,1% dei 140,8 milioni di ingressi nel Paese. Un andamento analogo si riscontra nel settore ricettivo. Nel 2025, i 100 comuni più visitati, su quasi 8.000 in tutto il Paese, hanno rappresentato il 51% degli arrivi negli alberghi e nelle altre strutture ricettive turistiche.
Secondo lo studio, questo squilibrio è il segnale più evidente del sovraffollamento turistico: grandi masse di persone che visitano gli stessi luoghi negli stessi periodi, mentre gran parte del resto del Paese rimane poco frequentata. Dolcecharm ha spiegato che l’indice non mira a misurare quanti turisti arrivano in Italia, ma a individuare i luoghi in cui i visitatori possono ancora vivere un’esperienza più autentica, lontano dai flussi più intensi.
Per rendere più concreta questa tesi, lo studio ha abbinato 10 tra le destinazioni più affollate d’Italia ad altre località vicine, soggette a una pressione turistica molto inferiore, sulla base dei dati Istat. In alternativa a Varenna, sul lago di Como, l’analisi suggerisce Lecco, a 19 chilometri di distanza. Qui i visitatori possono ammirare il Cimitero Monumentale di Laorca, scavato nella roccia, e la Valle del Gerenzone. Invece di San Vito Lo Capo, in Sicilia, indica Trapani, a 25 chilometri, dove si possono visitare Palazzo della Giudecca e le saline con il mulino a vento di Nubia.
Lo stesso criterio è stato applicato in Piemonte e in Veneto. In alternativa a Barolo, Dolcecharm suggerisce Alba, a 12 chilometri, citando il coro ligneo del Duomo di San Lorenzo e i resti romani sotterranei sotto la città. Invece di Venezia, propone Treviso, a 26 chilometri, dove i visitatori possono vedere il canale dei Buranelli e la sala del capitolo di San Nicolò.
La distribuzione regionale delineata dallo studio mostra anche dove può essere più difficile evitare la folla. Molti dei 100 comuni più visitati d’Italia si trovano in Trentino-Alto Adige, Veneto e Toscana, regioni che comprendono le Dolomiti, il lago di Garda, Venezia e le spiagge venete, oltre a città d’arte e alla costa toscana. Dolcecharm ha osservato che in queste regioni sono meno numerose le esperienze lontane dalla folla, rendendo più importante la scelta della destinazione per chi vuole evitare l’affollamento.
Al contrario, secondo lo studio tutte le esperienze mappate in Abruzzo, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta sono state classificate come lontane dalla folla. Il dato evidenzia una divisione persistente nel turismo italiano: mentre un numero relativamente ridotto di mete celebri continua ad assorbire gran parte della domanda, vaste aree del Paese offrono ancora spazio, una pressione turistica più contenuta e un turismo incentrato sulle produzioni alimentari e vinicole locali e sulle comunità più piccole.