L’inflazione britannica sale per l’aumento dei costi dei trasporti

29-04-2026

Tariffe aeree e carburanti per autotrazione hanno spinto il tasso annuo al 3,4% a marzo, secondo i dati ufficiali.

LONDRA — Il tasso d’inflazione della Gran Bretagna è salito a marzo, poiché l’aumento dei costi dei trasporti, in particolare dei carburanti per autotrazione e delle tariffe aeree, ha spinto al rialzo i prezzi in tutta l’economia, secondo i dati diffusi mercoledì dall’Office for National Statistics.

Il Consumer Prices Index including owner occupiers’ housing costs, il più ampio indicatore dell’inflazione utilizzato dal governo, è aumentato del 3,4% nei 12 mesi fino a marzo, rispetto al 3,2% di febbraio. Il Consumer Prices Index standard è salito del 3,3%, dal 3,0% del mese precedente. Su base mensile, il CPIH è cresciuto dello 0,6% e il CPI dello 0,7%.

Per le imprese del settore alimentare e delle bevande, il quadro emerso dal rapporto è stato misto. I prezzi di alimenti e bevande analcoliche sono aumentati del 3,7% nell’anno fino a marzo, rispetto al 3,3% di febbraio. L’inflazione di alcolici e tabacco è rallentata al 3,3%, dal 3,6% del mese precedente, mentre l’aumento mensile si è attenuato allo 0,2%. Ciò suggerisce un certo rallentamento in una categoria seguita con attenzione da retailer, pub e produttori di spirits mentre gestiscono prezzi e domanda dei consumatori.

I trasporti sono stati il principale motore dell’aumento mensile dell’inflazione. Il tasso annuo dei prezzi dei trasporti è balzato al 4,7% a marzo dal 2,4% di febbraio, il livello più alto da dicembre 2022. I carburanti per autotrazione sono stati un fattore determinante: tra febbraio e marzo la benzina è aumentata in media di 8,6 pence per litro, mentre il diesel è salito di 17,6 pence per litro. Il prezzo medio della benzina ha raggiunto 140,2 pence per litro, il livello più alto da agosto 2024, e quello del diesel si è attestato in media a 158,7 pence per litro, il massimo da novembre 2023.

Anche le tariffe aeree sono aumentate bruscamente, salendo del 10% tra febbraio e marzo; secondo l’ONS, il movimento è stato trainato soprattutto dalle tratte a lungo raggio nel periodo pasquale. Hanno contribuito alla pressione al rialzo anche i costi di manutenzione e riparazione dei veicoli.

L’abitazione e i servizi domestici sono rimasti uno dei maggiori contributori complessivi all’inflazione, con una crescita annua dei prezzi al 4,3%, leggermente sopra il 4,2% di febbraio. All’interno di questa categoria, i prezzi dell’olio combustibile domestico sono balzati del 90,5% a marzo rispetto a un anno prima, sostenendo il tasso annuo per elettricità, gas e altri combustibili.

L’inflazione core, che esclude energia, alimentari, alcolici e tabacco, è scesa leggermente in entrambe le misure. Il CPIH core è calato al 3,3% dal 3,4%, mentre il CPI core è sceso al 3,1% dal 3,2%. L’inflazione dei beni ha accelerato al 2,1% dall’1,6% sia nel CPIH sia nel CPI; quella dei servizi è salita lievemente al 4,3% nel CPIH e al 4,5% nel CPI.

I prezzi dell’abbigliamento si sono mossi nella direzione opposta rispetto ai trasporti e hanno contribuito a compensare in parte l’aumento complessivo dell’inflazione. I prezzi di abbigliamento e calzature sono scesi dello 0,8% nell’anno in termini CPIH, dopo un aumento dello 0,9% a febbraio: si tratta del dato annuo più debole da marzo 2021.

Il tasso CPI del Regno Unito pari al 3,3% è rimasto superiore alla media dell’Unione europea del 2,8%, così come a quello della Germania (2,8%) e della Francia (2,0%), secondo il confronto ONS incluso nel comunicato.

I dati arrivano in un momento in cui le famiglie continuano a fare i conti con la pressione esercitata dai maggiori costi di indebitamento e da una crescita salariale disomogenea, mentre i retailer valutano ancora quanto margine abbiano per ritoccare i prezzi dopo diversi anni di forte volatilità dei costi degli input.