L’accordo commerciale UE si scontra sui nomi alimentari protetti

27-04-2026

L’intesa dell’Argentina con gli Stati Uniti potrebbe consentire ai produttori americani di usare termini che l’Europa vuole riservare alle specialità regionali.

Il nuovo accordo commerciale dell’Unione europea con il Mercosur è destinato a rafforzare la protezione di oltre 350 indicazioni geografiche europee in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, comprese 57 denominazioni italiane del settore agroalimentare e vinicolo che Bruxelles considera tra le più preziose del proprio sistema di denominazioni protette. Ma un accordo separato firmato dagli Stati Uniti e dall’Argentina all’inizio di quest’anno sta creando tensioni giuridiche sulla possibilità che alcuni di quegli stessi nomi siano trattati come termini generici nel mercato argentino.

L’intesa con il Mercosur, la cui applicazione provvisoria è prevista per il 1° maggio 2026, è stata firmata formalmente ad Asunción il 17 gennaio dopo l’accordo politico raggiunto nel dicembre 2024. La Commissione europea la presenta come il più grande accordo di libero scambio mai negoziato dal blocco, con un mercato di circa 700 milioni-800 milioni di persone e un prodotto interno lordo complessivo di circa 20.000 miliardi di dollari. Uno dei suoi elementi centrali è un quadro più solido per la tutela delle indicazioni geografiche, o IG, cioè nomi legati a un luogo specifico e a un metodo di produzione, come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Prosecco.

In base all’accordo, i nomi europei protetti non possono essere considerati denominazioni comuni nei Paesi del Mercosur. Il testo vieta inoltre l’imitazione e l’evocazione di quei nomi, anche quando viene indicata la vera origine del prodotto o quando si aggiungono parole come “tipo”, “stile” o “imitazione”. Questo standard riflette il diritto europeo consolidato, che garantisce un’ampia protezione alle DOP e alle IGP e non richiede la prova che i consumatori siano stati effettivamente tratti in inganno. In una sentenza del 2008 nella causa Commissione contro Germania, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha affermato che anche una somiglianza concettuale può costituire evocazione, una conclusione che ha contribuito a stabilire che “Parmesan” potesse evocare il Parmigiano Reggiano.

L’accordo con il Mercosur istituisce anche un comitato sulle indicazioni geografiche e include norme pensate per frenare i cosiddetti prodotti Italian sounding, una pratica che utilizza nomi o immagini associati all’Italia senza alcun reale legame con la produzione italiana. I gruppi industriali italiani sostengono da tempo che questi prodotti danneggiano l’export e indeboliscono il valore dei nomi protetti all’estero.

Ma il quadro è cambiato all’inizio di febbraio 2026, quando Stati Uniti e Argentina hanno firmato l’Agreement on Reciprocal Trade and Investment, noto come ARTI. Quel trattato adotta un approccio diverso. Stabilisce che l’Argentina deve garantire trasparenza ed equità nella protezione delle IG, ma se un termine è stato riconosciuto come indicazione geografica senza prove che la sua qualità, reputazione o altra caratteristica sia essenzialmente legata al luogo d’origine, l’Argentina deve consentire ai prodotti statunitensi di usare quel termine.

La parte più delicata è l’articolo 2.5, che riguarda i termini relativi a formaggi e carni elencati in un allegato del trattato. Tra questi figurano Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana, Parmesan, Pecorino, Provolone e Romano per i formaggi, oltre a Bologna per i salumi. In base all’ARTI, l’Argentina non può limitare l’accesso al mercato dei prodotti statunitensi che usano quei nomi salvo prova formale di una particolare reputazione legata all’origine geografica.

Questo crea uno scontro diretto con il quadro UE-Mercosur. Nel sistema europeo quei nomi sono protetti perché rimandano a luoghi e tradizioni specifiche. Nel quadro dell’ARTI possono invece essere trattati come generici se considerati descrizioni comuni del prodotto anziché termini legati all’origine. Per le autorità e i tribunali argentini resta quindi aperta una questione difficile: se possano rispettare pienamente entrambi i trattati allo stesso tempo.

La questione non è solo commerciale ma anche giuridica. L’ARTI contiene una formulazione secondo cui l’Argentina non dovrebbe assumere impegni con Paesi terzi che confliggano con i suoi obblighi previsti da quel trattato. Eppure gli impegni dell’Argentina nei confronti dell’Unione europea sulle indicazioni geografiche derivano dall’accordo Mercosur firmato prima dell’entrata in vigore provvisoria dell’ARTI. Ciò solleva interrogativi su tempi, gerarchia e sul modo in cui il diritto argentino concilierà obblighi internazionali sovrapposti.

Per i produttori europei, soprattutto italiani, la preoccupazione è concreta. Se le autorità argentine trattassero alcuni nomi come generici ai sensi dell’ARTI, le aziende che fanno affidamento sulla protezione DOP o IGP potrebbero incontrare maggiori difficoltà nel bloccare l’uso di quei termini da parte di prodotti realizzati negli Stati Uniti sul mercato argentino. Questo potrebbe indebolire il valore dei marchi e complicare le azioni di tutela in uno dei maggiori mercati del Sud America.

La posta in gioco è alta perché le indicazioni geografiche non sono soltanto etichette. Sono parte del potere di determinazione dei prezzi, della strategia export e delle economie rurali in tutta Europa. L’accordo con il Mercosur doveva rafforzare questo sistema all’estero. L’ARTI ora rischia di restringerlo in almeno un grande mercato, offrendo copertura giuridica a termini che l’Europa considera protetti ma Washington considera di uso comune.

Secondo gli avvocati esperti di commercio internazionale, il risultato potrebbe essere anni di contenzioso su come l’Argentina debba applicare nella pratica i due accordi. La disputa mette inoltre in luce una frattura più ampia tra due modelli giuridici: uno costruito sulla protezione dell’origine e l’altro sulla genericità e sull’accesso al mercato. Per i produttori di vino e alimentari su entrambe le sponde dell’Atlantico, questa frattura potrebbe determinare chi potrà usare alcune delle denominazioni più note al mondo sulle etichette vendute in Argentina a partire dal prossimo anno.