28-01-2026

L'industria mondiale degli alcolici sta affrontando il periodo più difficile degli ultimi anni: il forte calo della domanda di whisky, cognac e tequila ha lasciato i principali produttori con livelli record di alcol invecchiato. Secondo un recente rapporto del Financial Times, le cinque maggiori aziende di alcolici quotate in borsa - Diageo, Pernod Ricard, Campari, Brown-Forman e Rémy Cointreau - detengono attualmente scorte per circa 22 miliardi di dollari. Questa eccedenza sta costringendo le aziende a rallentare la produzione, a tagliare i prezzi e a gestire una crescente pressione finanziaria.
Durante la pandemia di COVID-19, il consumo di alcolici è aumentato perché le persone trascorrevano più tempo a casa. I produttori hanno risposto aumentando gli investimenti e riempiendo i barili a un ritmo che presupponeva una crescita continua. Tuttavia, con la normalizzazione delle economie e l'aumento dell'inflazione, la capacità di spesa dei consumatori si è indebolita. Anche i cambiamenti nelle abitudini sociali e la crescente consapevolezza della salute hanno contribuito a un calo della domanda, riportando le vendite a livelli ben inferiori a quelli previsti dai produttori.
Il problema è particolarmente sentito per gli alcolici che richiedono anni di invecchiamento. Le decisioni prese durante la pandemia su quanto distillare si stanno traducendo solo ora in scorte in eccesso, poiché questi prodotti richiedono anni di maturazione prima di poter essere venduti. A differenza di altri settori, in cui la produzione può essere adattata rapidamente, il settore degli alcolici deve affrontare tempi lunghi che rendono difficile rispondere rapidamente ai cambiamenti della domanda.
L'impatto è visibile in tutto il settore. Le scorte di Rémy Cointreau ammontano oggi a quasi il doppio del suo fatturato annuale. Le esportazioni di cognac francese sono calate del 72% su base annua a partire dal febbraio 2025, in parte a causa delle tensioni commerciali con la Cina e del calo della domanda. In Messico sono attualmente stoccati 500 milioni di litri di tequila, quasi un anno intero di produzione. Negli Stati Uniti, le vendite di alcolici sono diminuite del 3,4% entro la fine del 2025.
I produttori stanno adottando misure per far fronte alla carenza di scorte. Diageo ha sospeso le attività di alcune distillerie negli Stati Uniti e in Scozia. Brown-Forman ha venduto attività e ridotto la sua forza lavoro a livello globale. Jim Beam interromperà la produzione di una delle sue principali distillerie per tutto il 2026. In generale, le aziende accettano prezzi più bassi per spostare le scorte.
Secondo gli analisti del settore, la flessione sembra strutturale piuttosto che temporanea. L'ascesa di stili di vita incentrati sulla salute e di bevande alternative come quelle infuse di THC sta cambiando il modo in cui le persone consumano l'alcol. Allo stesso tempo, pressioni economiche come l'inflazione e i dazi - in particolare quelli imposti dalla Cina sul cognac europeo - stanno riducendo la spesa discrezionale per gli alcolici di qualità.
I produttori si trovano ora di fronte a un difficile equilibrio. Tagliare la produzione in modo troppo aggressivo potrebbe portare a carenze se la domanda dovesse riprendersi negli anni futuri, dato il lungo processo di invecchiamento richiesto per molti alcolici. Ma il mantenimento dell'attuale produzione rischia di mettere a dura prova le finanze se le vendite dovessero rimanere deboli.
L'incertezza ha lasciato le aziende a navigare tra la sovrapproduzione del passato e un futuro imprevedibile. Mentre aggiustano le operazioni e le strategie di prezzo, sia i leader del settore sia i consumatori guardano con attenzione per capire se questa è una battuta d'arresto temporanea o un segnale di cambiamento duraturo nelle abitudini di consumo globali.
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