I viticoltori siciliani chiedono 25 milioni di euro di aiuti diretti

Circa 300 viticoltori ad Alcamo avvertono che perdite prolungate, prezzi deboli e costi in aumento potrebbero innescare proteste davanti al Parlamento regionale siciliano

mercoledì 21 ottobre 2026

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I viticoltori siciliani chiedono 25 milioni di euro di aiuti diretti

Circa 300 viticoltori si sono riuniti ad Alcamo, nella Sicilia occidentale, per chiedere al governo regionale 25 milioni di euro di aiuti diretti. Le organizzazioni agricole hanno avvertito che una crisi prolungata del settore viticolo sta spingendo molti produttori verso gravi difficoltà finanziarie e potrebbe sfociare in proteste davanti al Parlamento regionale siciliano, a Palermo.

L’incontro si è svolto martedì pomeriggio all’Enoteca Regionale, all’interno del Castello dei Conti di Modica, secondo quanto riferito da Cia-Agricoltori Italiani Sicilia Occidentale, la sezione dell’organizzazione agricola attiva nella Sicilia occidentale. Il gruppo ha dichiarato che erano presenti viticoltori della provincia di Trapani, insieme ai vertici di alcune cantine cooperative, al deputato regionale Dario Safina, all’ex parlamentare Piera Aiello e a diversi sindaci del territorio.

Al centro dell’assemblea c’era la richiesta di destinare 25 milioni di euro ai viticoltori siciliani, anziché farli confluire altrove nella filiera. Cia Sicilia Occidentale ha dichiarato che le risorse servono ad aiutare gli agricoltori a far fronte a quella che ha definito un’emergenza, determinata dai raccolti scarsi degli ultimi anni, dalle giacenze invendute, dal calo dei prezzi di uva e vino e dall’aumento dei costi di produzione, in particolare di carburanti e prodotti fitosanitari.

Matteo Paladino, presidente di Cia Sicilia Occidentale, ha affermato che il gruppo non è contrario alle cantine, ma vuole che i viticoltori ricevano un sostegno che permetta loro di continuare a lavorare. Ha aggiunto che la situazione attuale rende più difficile per le aziende agricole coprire le spese ordinarie e prepararsi alla prossima stagione di potatura, una fase cruciale per i vigneti in vista del successivo ciclo produttivo.

L’organizzazione ha dichiarato che i suoi membri sono pronti a mobilitarsi davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana a Palermo, se le istituzioni regionali non daranno quelle che ha definito risposte concrete. La minaccia di manifestazioni riflette tensioni più ampie nell’economia vitivinicola siciliana: il peso dei prezzi più bassi e dei costi più elevati ricade in misura significativa sui viticoltori, mentre le cantine restano una componente centrale del sistema agricolo e dell’export dell’isola.

Secondo l’organizzazione, gli amministratori locali presenti all’assemblea hanno sottolineato che la crisi non riguarda soltanto i bilanci delle aziende agricole. Hanno descritto la crisi del vino come una questione sociale che coinvolge migliaia di famiglie e rischia di indebolire le economie locali della Sicilia occidentale, dove la viticoltura sostiene l’occupazione, i trasporti, il lavoro stagionale e i servizi collegati.

La controversia ha rilevanza anche al di fuori del comparto agricolo, perché la Sicilia è una delle maggiori regioni vitivinicole d’Italia e le difficoltà che interessano oggi i viticoltori potrebbero influire sulla ripartizione dei sostegni tra produttori di materie prime e cantine. Se la pressione sui margini dei vigneti dovesse continuare, potrebbe incidere sulle future forniture di uva, sull’economia della produzione di vino sfuso e imbottigliato e sul più ampio dibattito sulla distribuzione degli aiuti pubblici lungo la filiera delle bevande.

In una nota diffusa dopo l’incontro, il presidente regionale di Cia Sicilia, Graziano Scardino, ha dichiarato che la posizione del gruppo si è evoluta negli ultimi mesi con il peggioramento delle condizioni di mercato. Ha spiegato che inizialmente si era cercato di ottenere 25 milioni di euro per misure di distillazione, ma che, a causa della siccità e delle immediate difficoltà delle aziende viticole, la richiesta si è ora spostata su contributi diretti agli agricoltori. Ha inoltre criticato quella che ha definito la sottrazione di risorse finanziarie sia ai produttori sia alle cantine, giudicando inaccettabile tale approccio alla luce delle condizioni del settore.

Scardino ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura di convocare con urgenza un tavolo con l’intera filiera vitivinicola. La richiesta riflette una preoccupazione più ampia nel settore regionale: viticoltori, cantine cooperative, aziende vinicole private e amministratori locali potrebbero trovarsi tutti ad affrontare la stessa crisi, ma non necessariamente concordano su come impiegare i limitati fondi pubblici.

L’area rappresentata all’incontro, incentrata sulla provincia di Trapani, è una delle zone viticole più importanti della Sicilia. Comprende produttori legati alla produzione di vino sfuso, vino imbottigliato e vini a denominazione, il che rende le attuali rimostranze rilevanti sia per l’agricoltura locale sia per il mercato italiano del vino nel suo complesso. Nel breve periodo, prezzi delle uve più bassi all’origine possono talvolta ridurre i costi di approvvigionamento delle cantine; perdite prolungate a livello dei vigneti, però, possono ridurre gli investimenti, ritardare la manutenzione e indebolire nel tempo la capacità produttiva.

Il quadro della crisi delineato dall’organizzazione agricola evidenzia diverse pressioni concomitanti. La produzione scarsa per più stagioni ha ridotto i volumi disponibili per la vendita, mentre le giacenze invendute hanno pesato sui prezzi. Al contempo, secondo i viticoltori, i costi non sono diminuiti. Il carburante resta una voce di spesa rilevante per le aziende agricole e i prodotti fitosanitari aggravano la pressione finanziaria, proprio mentre i ricavi derivanti da uva e vino sono calati. Per le aziende con riserve di liquidità limitate, questa combinazione può rendere difficile finanziare le normali attività in campo, pagare i debiti o mantenere la manodopera.

L’assemblea di Alcamo si inserisce in un quadro più ampio di preoccupazione in alcune aree del settore vitivinicolo dell’Europa meridionale, dove siccità, domanda volatile e prezzi più deboli hanno spinto viticoltori e organizzazioni di produttori a chiedere maggiori aiuti pubblici. In Sicilia, l’ultima iniziativa sembra concentrarsi non solo sull’entità degli aiuti, ma anche su chi dovrebbe riceverli per primo.

Cia Sicilia Occidentale ha dichiarato che continuerà a fare pressione sulle istituzioni regionali ed è pronta a intensificare la mobilitazione se non verranno adottate misure nei prossimi provvedimenti di bilancio o nella prossima legge finanziaria regionale. L’organizzazione ha affermato che i viticoltori chiedono una risposta immediata e diretta all’emergenza attuale e sono pronti a portare avanti una campagna di protesta prolungata se non la otterranno.

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