Svelati i segreti dei bianchi fermentati in botte

Il ruolo del rovere nella produzione di vini bianchi pregiati

Condividi!

Nel sofisticato regno della vinificazione, la fermentazione in botte è una testimonianza dell'impegno artigianale per la qualità, soprattutto nella produzione di vini bianchi. Questo processo meticoloso prevede la fermentazione del mosto - il succo d'uva appena pigiato con le bucce, i semi e i raspi - direttamente in botti di rovere. Sebbene sia più comunemente associata ai vini bianchi, questa tecnica offre una complessità stratificata al prodotto finale.

La fermentazione in barrique viene condotta all'interno di botti di rovere, in genere della capacità di circa 225 litri, con l'intento di conferire al vino i composti aromatici e gustativi distinti del legno. Durante questo processo, il rimescolamento delle fecce - cellule di lievito morte e sedimenti - arricchisce il vino senza richiedere particolari controlli della temperatura. Questo metodo laborioso contribuisce in modo significativo agli aromi terziari e alla complessità complessiva del vino, che si traduce in un prodotto molto apprezzato che si distingue per la sua qualità.

La selezione del rovere

La dimensione e il tipo di botte di rovere svolgono un ruolo cruciale nella fermentazione. Le botti più piccole aumentano la superficie di contatto tra le fecce e il vino, migliorando il sapore e l'aroma. I viticoltori spesso preferiscono il rovere a grana fine della specie Quercus Sessilis, come l'Allier francese, che è preferito per i suoi aromi complessi rispetto ai profumi più semplici del Quercus Alba americano o dell'astringente Quercus Pedunculata. Il grado di tostatura preferito della botte va da medio ad alto.

Importanza dell'età e della manutenzione della botte

L'età della botte di rovere è fondamentale nel processo di fermentazione. Idealmente, le botti dovrebbero avere un'età compresa tra uno e due anni per evitare un'eccessiva astringenza o una dominanza aromatica. L'equilibrio tra ossidazione e riduzione si ottiene mantenendo una rotazione di botti di età adeguata. Una strategia tipica è quella di rinnovare il 30-50% delle botti ogni anno, assicurandosi che nessuna superi i tre anni di utilizzo.

Fermentazione senza additivi

Per i vini bianchi, le botti vengono utilizzate senza l'aggiunta di solfiti. In questo modo si garantisce che le qualità naturali del vino non vengano messe in ombra dai conservanti. Le botti nuove vengono risciacquate con acqua fredda e utilizzate direttamente, mentre quelle usate in precedenza vengono sottoposte a un'accurata pulizia per eliminare ogni residuo di anidride solforosa.

Gestione delle condizioni di fermentazione

La fermentazione deve avvenire in ambienti freschi, idealmente tra i 16° e i 18° C. Le botti vengono riempite al 90% con mosto limpido e sedimentato e la fermentazione può essere avviata con lieviti secchi attivi o con mosto che ha iniziato a fermentare in serbatoi più grandi.

L'arte del Batonage

Dopo la fermentazione alcolica, il vino viene mescolato con le sue fecce in una pratica nota come batonage. Questo processo, che può durare diversi mesi a discrezione dell'enologo, è essenziale per migliorare la complessità del vino sia in termini di sapore che di aroma. Durante il batonage, gli enologi possono introdurre solfiti, se necessario, per proteggere il vino dal deterioramento microbico.

L'impatto sulla qualità del vino

La fermentazione in botte e il successivo rimescolamento delle fecce provocano una serie di trasformazioni. L'autolisi enzimatica delle cellule di lievito rilascia nuove sostanze, come i polisaccaridi che, combinati con i polifenoli del rovere, creano una bocca ricca e voluminosa. Questo metodo attenua anche l'astringenza tipicamente associata ai tannini del rovere, dando vita a un palato più morbido e integrato.

Complessità aromatica e controllo dell'ossidazione

Il processo accentua alcuni sapori come il cocco e le noci, moderando al contempo l'impatto tannico del rovere. L'attenta gestione dell'esposizione all'ossigeno, sia attraverso il legno che durante il rimescolamento, previene gli aromi solforati indesiderati e l'eccessiva ossidazione, mantenendo la colorazione chiara del vino.

Inoltre, la presenza di fecce durante la fermentazione in botte riduce il rischio di "pinking", una colorazione che può verificarsi nei vini bianchi a causa di una leggera ossidazione.

La fermentazione in botte è un'arte ricca di sfumature che, se eseguita con precisione, eleva il vino bianco a livelli eccezionali. L'interazione tra il rovere, le fecce e i processi meticolosi adottati dall'enologo si uniscono per creare un vino che non solo appaga i sensi, ma possiede anche un potenziale intrinseco di invecchiamento aggraziato.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!