Le esportazioni di vino italiano raggiungono i 21,8 milioni di ettolitri, ma in valore restano indietro rispetto alla Francia

27-10-2025

L'industria si trova ad affrontare la pressione dei prezzi bassi, della contrazione dei margini e della frammentazione, mentre i consumatori più giovani cambiano le loro preferenze e la concorrenza globale si intensifica

Il settore vitivinicolo italiano sta affrontando una serie di sfide strategiche, come è stato evidenziato nel corso della prima edizione verticale del Food Industry Monitor (FIM), un osservatorio sulle performance delle aziende italiane del settore alimentare e delle bevande. L'evento si è svolto recentemente presso la Biblioteca Internazionale "La Vigna" di Vicenza, istituzione nota per la sua vasta collezione di 62.000 volumi dedicati alla viticoltura e alla cultura agroalimentare. L'iniziativa è stata organizzata da Ceresio Investors in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con il sostegno di Confindustria Veneto e la guida di Remo Pedon, presidente dell'istituzione vicentina.

Gabriele Corte, direttore generale di Ceresio Investors, ha spiegato che dopo 16 anni di analisi del settore agroalimentare nel suo complesso, questa è la prima volta che il gruppo si concentra esclusivamente sul vino, considerato il più importante settore alimentare italiano. Carmine Garzia, professore di Management all'Università di Pollenzo e direttore scientifico della FIM, ha presentato i risultati. L'analisi ha riguardato 165 aziende che rappresentano circa 5 miliardi di euro di fatturato, un campione significativo all'interno di un valore complessivo del settore stimato in 16 miliardi di euro.

L'Italia rimane leader nei volumi di esportazione di vino, con 21,8 milioni di ettolitri esportati nel 2024. Tuttavia, il prezzo medio al litro del vino italiano è molto più basso di quello francese: 3,7 euro contro i 9 euro al litro della Francia. Questo divario di prezzo colloca il vino italiano in un segmento di mercato diverso e mette in evidenza una sfida fondamentale: aumentare il valore piuttosto che il solo volume.

L'inflazione si è stabilizzata in Italia, con i prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia che dimostrano che i recenti aumenti erano dovuti principalmente ai costi energetici. Il ritorno dell'inflazione a uno dei livelli più bassi dell'Unione Europea è stato in parte ottenuto grazie alla riduzione dei prezzi al consumo da parte delle aziende. Tuttavia, la spesa delle famiglie per il cibo e il vino è cresciuta solo dell'1,8%, in linea con l'inflazione e senza alcuna crescita reale per il settore.

A livello globale, l'industria del vino ha un valore di circa 90 miliardi di euro a livello di produzione, che è inferiore al fatturato annuale di alcune grandi aziende alimentari svizzere specializzate in capsule di caffè. Nonostante ciò, le esportazioni di vino italiano sono cresciute a un tasso medio annuo del 4,8% tra il 2019 e il 2024. Tuttavia l'internazionalizzazione rimane limitata: solo poche aziende italiane controllano direttamente la loro distribuzione all'estero, rendendole vulnerabili ai cambiamenti della politica commerciale e alle tensioni geopolitiche.

L'analisi finanziaria ha mostrato che i ricavi delle aziende vinicole italiane del campione sono cresciuti del 2,5% nel 2024. La redditività commerciale media (Return on Sales) è stata del 5,9%, mentre il Return on Invested Capital medio si è attestato al 5,3%. I livelli di indebitamento rimangono sotto controllo, indicando una solida salute finanziaria. Tra i diversi modelli di business, i commercianti (imbottigliatori) sono risultati i più redditizi, con un ROIC medio di quasi il 9% dal 2020 al 2024, superando i produttori integrati e le cooperative. Ciò suggerisce un cambiamento strutturale in cui la presenza sul mercato e la gestione della distribuzione stanno diventando più importanti della sola produzione agricola.

Alla presentazione dei dati è seguita una tavola rotonda, moderata dal professor Michele Antonio Fino dell'Università di Pollenzo. Marzia Varvaglione, presidente del CEEV-Comité Européenne des Entreprises Vins e produttrice pugliese, ha osservato che l'ultimo trimestre dell'anno è cruciale per i produttori di vini spumanti e rossi. Ha sottolineato le preoccupazioni a livello globale: in California, la scarsa domanda ha portato a lasciare le uve non raccolte; i dazi statunitensi hanno danneggiato le esportazioni italiane; e le pressioni sul mercato interno stanno aumentando, poiché i vini statunitensi devono affrontare le sfide dell'esportazione in Canada.

In Europa, la Borgogna mantiene la sua reputazione di esclusività, mentre Bordeaux deve affrontare discussioni sulla riduzione delle superfici vitate e la Champagne sta tagliando la produzione. L'Italia lotta non solo per i prezzi di esportazione più bassi rispetto alla Francia, ma anche per l'estrema frammentazione dei produttori.

Filippo Polegato, appena nominato vicepresidente di Unione Italiana Vini e amministratore delegato di Astoria, ha affermato che mentre i vini spumanti stanno resistendo in Italia, i margini di profitto si stanno riducendo a causa della riduzione del potere d'acquisto delle famiglie. Le aziende sono costrette a utilizzare strategie di prezzo aggressive per mantenere la quota di mercato. I vini rossi stanno soffrendo di più, soprattutto in regioni come la Toscana e la Puglia, un problema legato non solo all'economia ma anche a una comunicazione inefficace con i consumatori.

Polegato ha sottolineato che i consumatori più giovani preferiscono vini più freschi, con una minore gradazione alcolica e profili più facili da capire, una tendenza che va a vantaggio del Prosecco, il vino italiano di maggior successo a livello internazionale. Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc, ha spiegato che il successo del Prosecco è dovuto alla sua versatilità, all'idoneità alla miscelazione, alla moderata gradazione alcolica (oggi si produce intorno al 9% di ABV) e al posizionamento di prezzo favorevole, come i 16 dollari al bicchiere di Aspen rispetto ai 22 dollari dello Champagne.

Giavi ha anche annunciato nuove misure di trasparenza: presto le bottiglie prodotte da entità non registrate saranno etichettate "Nr" (Not Registered) per informare i consumatori sulla loro origine.

Alessandro Santini, responsabile della consulenza aziendale e dell'investment banking di Ceresio Investors, ha osservato che, sebbene i fondamentali economici abbiano reso il vino meno attraente per gli investitori negli ultimi tempi, esso rimane interessante nel lungo periodo. Ha sottolineato che l'industria vinicola italiana è molto frammentata - l'85% è costituito da piccole aziende con risorse limitate - e ha chiesto un maggiore consolidamento per competere a livello internazionale e attrarre talenti.

Santini ha avvertito che gli approcci di investimento a breve termine tipici dei fondi di private equity potrebbero danneggiare l'identità e la cultura del marchio in un settore in cui il successo richiede una visione a lungo termine di almeno sette-dieci anni.

Varvaglione ha aggiunto che il vino non dovrebbe essere trattato solo come una commodity o un bene di lusso da rivendere rapidamente; le sue radici culturali e la sua identità devono essere preservate, idealmente attraverso la proprietà o la gestione familiare.

Antonio Fino ha concluso sottolineando che dietro le cifre economiche dell'industria vinicola mondiale ci sono territori e tradizioni che aiutano a prevenire l'abbandono delle campagne e il degrado ambientale.

L'evento si è concluso con la proiezione di un documentario su Demetrio Zaccaria, fondatore nel 1981 della Biblioteca Internazionale "La Vigna", centro riconosciuto dal Ministero della Cultura italiano per il suo eccezionale contributo alla viticoltura e agli studi rurali. Il film racconta la storia di Zaccaria e il suo ruolo nel preservare il patrimonio vitivinicolo italiano per le generazioni future.