Le esportazioni di vino italiano fuori dall’Europa calano dell’11%

28-05-2026

La domanda negli Stati Uniti si indebolisce mentre dazi, scorte più elevate e sconti comprimono i margini dei produttori.

Le esportazioni di vino italiano al di fuori dell’Unione europea sono diminuite di circa l’11% nel primo trimestre del 2026, con spedizioni per un valore di circa 1 miliardo di euro, complice l’indebolimento del mercato statunitense e la pressione esercitata su produttori da dazi, scorte più elevate e domanda più debole, secondo l’Unione Italiana Vini.

Il calo negli Stati Uniti è stato particolarmente marcato. I consumi sono scesi del 7,2% in volume, mentre i prezzi medi sono aumentati del 4,3%, nonostante molti esportatori abbiano offerto sconti superiori al 10% per assorbire il costo dei dazi. La combinazione ha compresso i margini lungo tutta la filiera e alimentato la preoccupazione tra i produttori italiani che il più importante mercato estero del Paese stia perdendo slancio.

I dati delineano un quadro diviso per il vino italiano all’estero. Mentre le vendite negli Stati Uniti sono diventate negative, diversi mercati emergenti hanno registrato crescita nella prima parte dell’anno, contribuendo a compensare in parte la debolezza delle destinazioni consolidate. Secondo esponenti del settore, la domanda in questi mercati più nuovi non è ancora abbastanza ampia da sostituire la scala del mercato americano, ma sta diventando sempre più rilevante mentre gli esportatori cercano alternative.

Lamberto Frescobaldi, alla guida dell’Unione Italiana Vini e di una delle famiglie del vino più note d’Italia, ha affermato che i produttori devono reagire riducendo le rese per allineare meglio l’offerta alla domanda. Il suo monito riflette una preoccupazione più ampia: livelli produttivi elevati, uniti a vendite più lente e ai costi legati ai dazi, potrebbero continuare a pesare sui prezzi per il resto dell’anno.

Per le cantine italiane, il problema non riguarda solo i volumi più bassi ma anche un contesto dei prezzi più difficile. Gli sconti hanno aiutato a collocare il prodotto negli Stati Uniti, ma hanno anche ridotto i margini di profitto in un momento in cui molti produttori stanno già gestendo scorte superiori alla norma. Gli esportatori affermano che, se i dazi resteranno in vigore e la domanda dei consumatori non si riprenderà, potrebbero dover riconsiderare quanto vino destinare al loro principale mercato estero.

I dati del primo trimestre sottolineano anche quanto il settore vinicolo italiano resti dipendente dagli acquirenti esteri. Le esportazioni extra-Ue rappresentano una fonte chiave di ricavi per migliaia di viticoltori, imbottigliatori e distributori, soprattutto nelle regioni in cui il vino è centrale per l’economia locale. Un rallentamento prolungato negli Stati Uniti potrebbe spingere più produttori a orientare gli sforzi commerciali verso Canada, Asia e America Latina, dove la crescita è stata più forte ma ancora disomogenea.

Gli analisti del settore hanno detto che i prossimi mesi saranno decisivi perché le spedizioni di primavera ed estate di solito dettano il tono per il resto dell’anno. Se i consumi negli Stati Uniti resteranno deboli, gli esportatori potrebbero trovarsi ad affrontare un nuovo giro di tagli ai prezzi o ordini più lenti da parte degli importatori che cercano di smaltire le scorte esistenti.