14-04-2026
L’Autorità per la sicurezza alimentare ed economica del Portogallo ha reso noto martedì di aver sequestrato oltre 39.000 litri di vino nel corso di ispezioni effettuate nelle ultime settimane nelle regioni settentrionali e centrali del Paese, dopo aver riscontrato problemi di etichettatura e tracciabilità in diversi operatori coinvolti nella produzione, nell’imbottigliamento, nello stoccaggio e nella distribuzione.
L’agenzia, nota con l’acronimo portoghese ASAE, ha riferito che le sue unità regionali del Nord e del Centro, in collaborazione con brigate specializzate nel vino e nei prodotti vitivinicoli, hanno ispezionato aziende a Lamego, Fafe, Maia, Lousada, Viseu e Tondela. Le operazioni avevano l’obiettivo di verificare il rispetto delle norme che disciplinano il settore vitivinicolo, comprese le condizioni di produzione, lo stoccaggio e le pratiche di vendita.
ASAE ha precisato che gli ispettori hanno sequestrato 39.391 litri di vino rosso e bianco già imbottigliato e pronto per essere immesso sul mercato. Le bottiglie presentavano irregolarità nell’etichettatura, tra cui l’assenza di informazioni obbligatorie. L’agenzia ha inoltre sequestrato 600 etichette non conformi alla legge.
Secondo ASAE, tutti gli operatori ispezionati avevano etichette non conformi ai requisiti legali vigenti, in particolare a quelli relativi alle informazioni obbligatorie per il consumatore. L’agenzia ha detto di aver aperto sette procedimenti per infrazione amministrativa nel corso dei controlli.
Tra le principali violazioni contestate figurano l’assenza di tracciabilità del prodotto, irregolarità nell’etichettatura, la mancata registrazione presso l’Istituto del Vino del Douro e di Porto, la mancanza delle notifiche obbligatorie all’autorità competente, compresa la dichiarazione nutrizionale e l’elenco degli ingredienti, la mancata notifica preventiva delle etichette all’Istituto della Vite e del Vino e il mancato rispetto delle norme metrologiche per i prodotti preimballati.
ASAE ha affermato che queste violazioni compromettono l’integrità della catena commerciale, creano concorrenza sleale, limitano la capacità delle autorità ufficiali di effettuare controlli e rappresentano un rischio per la tutela dei consumatori.
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