I distretti agroalimentari italiani raggiungono nel 2025 un record vicino ai 30 miliardi di euro

05-06-2026

Il vino resta la principale categoria all’export nonostante un calo dell’1,7%, mentre le spedizioni dei distretti hanno superato l’andamento del manifatturiero nel suo complesso

Nel 2025 i distretti agroalimentari italiani hanno segnato un nuovo record, anche se le vendite del vino sono leggermente diminuite e sono rimaste la principale categoria all’export del gruppo, secondo il monitor di fine anno pubblicato dal dipartimento studi di Intesa Sanpaolo.

Il report indica che le esportazioni dei distretti agroalimentari italiani hanno sfiorato i 30 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 4,1% rispetto al 2024, in quello che definisce un anno complessivamente difficile per il settore più ampio. Il vino guida per valore con 6,4 miliardi di euro, nonostante un calo dell’1,7%. Seguono pasta e dolci con 5,5 miliardi di euro, in aumento del 6,1%, e i prodotti agricoli con 4,6 miliardi di euro, in crescita del 12,3%.

I dati confermano il peso del modello distrettuale italiano in un sistema alimentare frammentato. Intesa Sanpaolo ha precisato che i distretti agroalimentari rappresentano il 42% del totale delle esportazioni agroalimentari italiane e hanno fatto meglio degli altri distretti manifatturieri, che nel 2025 hanno registrato un calo del 2,2% rispetto all’anno precedente.

Tra i singoli distretti, quelli con il valore export più elevato sono stati i dolci di Alba e Cuneo, con 2,6 miliardi di euro e un aumento del 13,7%; i vini delle Langhe, Roero e Monferrato, con 1,9 miliardi di euro e un calo dello 0,9%; e il distretto alimentare di Parma, con 1,7 miliardi di euro e una crescita dell’1,4%.

La Germania si è confermata il primo mercato estero per i distretti agroalimentari italiani con 5,2 miliardi di euro, in aumento del 4%. Gli Stati Uniti sono al secondo posto con 3,8 miliardi di euro, in calo del 7,1%. Seguono la Francia con 3,3 miliardi di euro, in crescita del 4,4%, mentre le esportazioni verso il Regno Unito sono rimaste stabili a 2,2 miliardi di euro.

Il report segnala inoltre una crescita più rapida in diversi mercati minori, tra cui Belgio, Svizzera, Canada, Arabia Saudita, Paesi Bassi e Cina. Sono stati registrati aumenti a doppia cifra anche in Spagna, Polonia, Romania, Russia, Croazia, Israele, Ungheria, Portogallo ed Emirati Arabi Uniti.

Per il vino, i dati distrettuali mostrano una tenuta migliore rispetto alla performance complessiva dell’export italiano. Le esportazioni nazionali di vino sono scese del 3,7% nel 2025 a 7,7 miliardi di euro, sulla base dei dati già analizzati da WineNews a partire dalle rilevazioni Istat. Al contrario, diversi grandi distretti vitivinicoli hanno segnato solo lievi flessioni.

I vini delle Langhe, Roero e Monferrato sono diminuiti dello 0,9%, penalizzati soprattutto dal calo delle vendite negli Stati Uniti (-9,3%) e in Germania (-8,2%). Queste perdite sono state compensate solo in parte dalla crescita in Polonia (+103%) e nei Paesi Bassi (+23,4%).

Anche i vini dell’area veronese sono scesi dello 0,9% a 1,2 miliardi di euro. Le vendite verso gli Stati Uniti sono diminuite del 13,4%, mentre le esportazioni verso il Regno Unito sono aumentate dell’8,9% e le spedizioni verso il Canada del 6,8%.

Il Conegliano-Valdobbiadene Prosecco ha registrato un calo del 3,1% a 1,1 miliardi di euro. Il distretto ha risentito della flessione delle vendite negli Stati Uniti (-6,6%) e in Canada (-24%). La crescita in Francia, dove l’export è salito del 12,2%, ha compensato solo parzialmente queste perdite.

In flessione anche altri distretti vitivinicoli. Le esportazioni dalle colline fiorentine e senesi sono scese del 2,5% a 834 milioni di euro; i vini e gli spiriti della Sicilia occidentale hanno perso il 2,6%, fermandosi a 123 milioni di euro. Cali più marcati per i vini e gli spiriti del Trentino (-12% a 367 milioni di euro) e per i vini Montepulciano d’Abruzzo (-13,8% a 218 milioni di euro).

Nonostante ciò, alcuni distretti vitivinicoli hanno ampliato l’export nel 2025. I vini e gli spiriti del Friuli sono saliti del 7% a 264 milioni di euro; quelli di Bolzano dell’1,9% a 252 milioni di euro. I vini e gli spiriti di Brescia hanno messo a segno uno dei rimbalzi più forti del report: +27,9% a 175 milioni di euro dopo aver perso circa nove punti percentuali nel 2024 rispetto al 2023.

I dati indicano che il vino resta centrale nell’economia export italiana anche se la domanda si indebolisce in alcuni mercati maturi, soprattutto negli Stati Uniti. Questa pressione si è vista in diversi distretti leader ed è stata una delle principali ragioni dei risultati più deboli nelle categorie che comunque hanno retto meglio dei totali nazionali.

Intesa Sanpaolo collega la crescita più ampia dell’export agroalimentare ai continui investimenti in innovazione, sostenibilità ed espansione internazionale da parte dei produttori italiani. In una nota che accompagna il report, Massimiliano Cattozzi, responsabile agribusiness della divisione Banca dei Territori della banca, ha dichiarato che l’istituto ha stanziato 10 miliardi di euro per investimenti lungo le filiere agroalimentari e sta supportando le piccole e medie imprese con servizi di consulenza orientati alla crescita e alla competitività.

La banca ha affermato che la propria rete agribusiness serve oltre 80.000 clienti attraverso 250 punti operativi, comprese 94 filiali specializzate. Attraverso il programma di sviluppo delle filiere sostiene inoltre 172 filiere agroalimentari, di cui 36 classificate come sostenibili: coinvolgono oltre 8.500 fornitori e quasi 22.000 dipendenti con ricavi complessivi pari a circa 26 miliardi di euro in comparti che vanno dai tartufi ai salumi fino ad allevamento zootecnico , olivicoltura e produzione lattiero-casearia.