La fiera Slow Wine sfida l'industria ad affrontare lo sfruttamento del lavoro nei vigneti

25-02-2026

L'evento di Bologna mette in luce la produzione etica e chiede un trattamento equo per i lavoratori immigrati dietro ogni bottiglia

Il Salone Slow Wine si è aperto oggi a BolognaFiere, lanciando un messaggio forte all'industria del vino: "Il vino è buono solo se è giusto". L'evento, che durerà fino al 24 febbraio 2026, è organizzato insieme a Sana Food e segna il 40° anniversario di Slow Food. Quest'anno la fiera riunisce 1.100 cantine e produttori italiani provenienti da 28 Paesi, concentrandosi sull'equità etica, sociale, ambientale ed economica nella produzione del vino.

Gli organizzatori della fiera utilizzano la loro piattaforma per evidenziare i problemi di lavoro nei vigneti, in particolare quelli che riguardano i lavoratori stranieri. Secondo il direttore generale di Slow Food Italia, Serena Milano, la maggior parte dei lavoratori dei vigneti sono immigrati. Ha sottolineato che il vino non dovrebbe essere il prodotto di un lavoro sfruttato, ma piuttosto un veicolo per riconoscere e compensare equamente il contributo dei lavoratori. Milano ha sottolineato che il vino non è una necessità quotidiana ma un'esperienza culturale e sociale, rendendo ancora più importante garantire pratiche etiche nella sua produzione.

Maria Cristina Galeasso, coordinatrice dell'Accademia della Vigna, ha spiegato che le questioni relative al lavoro nei vigneti sono sotto osservazione dal 2020. Molti lavoratori non avevano un contratto e ricevevano una paga inadeguata. Oggi è difficile trovare manodopera qualificata e la costruzione di relazioni solide tra aziende e lavoratori rimane una sfida. La maggior parte dei lavoratori extracomunitari non ha la formazione necessaria. L'Accademia della Vigna affronta questo problema combinando lavoro etico, formazione, inclusione sociale e responsabilità aziendale. Il programma mette in contatto le aziende con i lavoratori provenienti soprattutto da Africa, Pakistan e Bangladesh, aiutandoli a entrare nel settore in un ambiente protetto.

Yunuel Ibarra e Irene De Barraicua di Lideres Campesinas hanno parlato dei loro sforzi per proteggere le donne in agricoltura. Promuovono l'uguaglianza di genere e salari equi attraverso "etichette etiche" che utilizzano codici QR per informare i consumatori sulle condizioni di lavoro dietro ogni bottiglia di vino. Per ottenere questo marchio, i produttori devono soddisfare requisiti di parità di genere, formazione e ambienti di lavoro sani. In California, dove operano, i lavoratori agricoli sono spesso esposti ai rischi derivanti dal fumo degli incendi o dall'esposizione ai pesticidi.

Yvan Sagnet, presidente del NOCap e insignito dell'onorificenza italiana di Cavaliere del Lavoro, ha raccontato la sua esperienza personale di lavoratore agricolo migrante. Ha raccontato di aver lavorato 14 ore al giorno per una paga minima durante la raccolta dei pomodori a Nardò. Dopo aver sperimentato in prima persona lo sfruttamento - guadagnando solo 14 euro lordi al giorno - ha guidato uno sciopero che è diventato la base della sua lotta contro le pratiche di assunzione illegale note come "caporalato". Da allora NOCap ha contribuito a regolarizzare lo status di oltre 5.000 lavoratori in Italia. Secondo le stime di Sagnet, sono circa 500.000 i lavoratori agricoli impiegati illegalmente nel Paese a causa di politiche di immigrazione inefficaci. NOCap collabora anche con i supermercati per campagne di prezzi equi e utilizza il proprio marchio per identificare i prodotti realizzati in condizioni di lavoro eque.

La storia di Boban Pesov aggiunge un'altra prospettiva alla discussione. Originario della Macedonia e ora produttore di vino in Piemonte, Pesov ha raccontato come la sua famiglia abbia fondato la propria cooperativa dopo aver sperimentato le sfide affrontate dai lavoratori immigrati. La cooperativa Arco del Lavoro ha iniziato con 10 persone nel 2008 e ora impiega fino a 120 lavoratori provenienti da Bangladesh, Pakistan, Nord Africa e altre regioni. Pesov ritiene che investire nelle persone porti a risultati aziendali migliori e a un vino migliore.

Il messaggio della Fiera Slow Wine arriva in un momento in cui l'Italia si prepara a riavviare le discussioni sulle misure anti-caporalato presso il Ministero del Lavoro. Gli organizzatori sperano che la loro attenzione all'equità ispiri un cambiamento in tutto il settore e incoraggi i consumatori a considerare non solo il gusto del vino, ma anche le condizioni in cui viene prodotto.