Il 75% dei giovani turisti usa l'intelligenza artificiale per pianificare viaggi enogastronomici, secondo un rapporto italiano

15-01-2026

Gli strumenti digitali guidano l'ispirazione e la traduzione dei menu, ma la fiducia nell'intelligenza artificiale rimane bassa perché i viaggiatori apprezzano ancora le raccomandazioni personali

L'intelligenza artificiale sta cambiando il modo di pianificare e vivere il turismo enogastronomico, soprattutto tra i viaggiatori più giovani. Secondo il "Rapporto sul turismo enogastronomico italiano" 2025, realizzato da Roberta Garibaldi, presidente dell'Associazione italiana turismo enogastronomico (Aite), il 75% dei turisti di età compresa tra i 25 e i 34 anni utilizza l'intelligenza artificiale per trovare idee e ispirazione quando pianifica i propri viaggi. Il rapporto, che esamina le tendenze e gli scenari futuri del settore, dimostra che l'IA è ormai uno strumento fondamentale non solo per gli operatori del settore ma anche per i viaggiatori che vogliono creare esperienze personalizzate.

Il rapporto evidenzia che l'IA è più comunemente utilizzata per tradurre menu e contenuti, con il 69% dei turisti che si affida ad essa per questo scopo. Tra coloro che hanno un'età compresa tra i 25 e i 34 anni, questa percentuale sale al 77%. L'intelligenza artificiale è utilizzata anche dal 60% dei viaggiatori per trovare idee e ispirazione e dal 58% per cercare e confrontare destinazioni e alloggi. Questi numeri sono ancora più alti tra i giovani adulti, mostrando un chiaro cambiamento generazionale nel modo in cui la tecnologia viene integrata nella pianificazione dei viaggi.

A livello internazionale, gli Stati Uniti sono in testa nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale come fonte di ispirazione per il turismo enogastronomico, con il 21% dei viaggiatori che si rivolge a questi strumenti. Seguono la Francia con il 18%, la Germania con il 16%, mentre Regno Unito, Austria e Svizzera mostrano tassi di adozione più cauti, intorno al 13%. Per quanto riguarda la fiducia nell'intelligenza artificiale per la scelta delle destinazioni, gli americani sono di nuovo in testa con il 15%, ma i livelli di fiducia sono più bassi in Austria e Svizzera con il 10%. In tutti i mercati analizzati, i viaggiatori utilizzano l'intelligenza artificiale più come fonte di ispirazione che come strumento decisionale affidabile. La maggior parte considera ancora i consigli di amici e familiari come la fonte più affidabile, con percentuali di affidabilità comprese tra il 38% e il 50%.

Il rapporto rileva che la percezione del rischio associato all'IA sta diminuendo. Rispetto ai risultati dello scorso anno, un numero minore di persone vede l'IA come "più rischiosa che vantaggiosa", soprattutto tra le generazioni più giovani. Solo il 29% di coloro che hanno un'età compresa tra i 18 e i 24 anni ritiene che i rischi siano superiori ai benefici, mentre la cautela rimane più alta tra coloro che hanno un'età compresa tra i 35 e i 44 anni (49%). Questo cambiamento suggerisce una crescente familiarità con gli strumenti digitali e un maggiore senso di sicurezza, dato che le persone li usano più spesso.

I viaggiatori si aspettano diverse cose dai servizi basati sull'intelligenza artificiale: facilità d'uso (60%), protezione della privacy (55%, che sale al 71% tra coloro che hanno tra i 18 e i 24 anni) e informazioni accurate (49%). Le applicazioni future più desiderate includono la traduzione automatica di menu e descrizioni (46%) e itinerari personalizzati (36%). I giovani adulti e i viaggiatori esperti apprezzano particolarmente le raccomandazioni avanzate su cibo, vino e birra. Cresce anche l'interesse per le opzioni di viaggio sostenibili, con circa un terzo degli intervistati alla ricerca di itinerari ed esperienze a basso impatto.

Nonostante il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale, la fiducia rimane limitata. Solo il 6% degli intervistati esprime piena fiducia negli algoritmi. Tuttavia, questo numero aumenta tra gli utenti ad alto reddito e i viaggiatori esperti, indicando che le esperienze positive possono creare fiducia nel tempo. Molti utenti sono consapevoli dei limiti dell'IA, come le imprecisioni occasionali o la mancanza di trasparenza, e preferiscono fare un controllo incrociato delle informazioni con le fonti tradizionali.

Roberta Garibaldi spiega che l'IA nel turismo enogastronomico è entrata in una fase di adozione consapevole. L'implementazione sta aumentando mentre la paura diminuisce. La domanda si sta spostando verso servizi che forniscono informazioni, ispirazione e arricchimento culturale. L'esperta evidenzia tre tendenze principali: la crescente richiesta di esperienze personalizzate se trasparenti; l'attuale utilizzo incentrato sull'ispirazione piuttosto che sull'assistenza in loco; l'importanza di creare fiducia attraverso la rilevanza e il valore esperienziale.

In prospettiva, la prossima fase prevede l'integrazione completa dell'intelligenza artificiale nei sistemi di prenotazione e agenti intelligenti in grado di offrire esperienze in loco più personalizzate. La qualità delle informazioni fornite dalle aziende sarà fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità, l'autenticità locale e la trasparenza. Garibaldi sottolinea che le destinazioni italiane devono investire in contenuti digitali di alta qualità in modo che gli strumenti di IA possano accedervi facilmente. Questo le aiuterà a rimanere competitive nei mercati internazionali, dove l'ispirazione digitale sta diventando centrale nella pianificazione dei viaggi.

I risultati suggeriscono che, mentre l'IA sta già plasmando il modo in cui le persone scoprono le destinazioni enogastronomiche, il suo ruolo continuerà a crescere man mano che la tecnologia diventerà più integrata in ogni fase dell'esperienza di viaggio. Per ora, i viaggiatori apprezzano la comodità e la personalizzazione offerte dall'IA, ma restano cauti nell'affidarsi completamente ad essa senza verificare le informazioni attraverso altre fonti affidabili.