17-06-2025
WineFi, una startup fintech con sede a Londra, sta cambiando il modo di investire nel vino pregiato. Fondata nel 2023 da Callum Woodcock, ex gestore patrimoniale, e dal suo collaboratore di lunga data Oliver Thorpe, l'azienda mira a rendere l'investimento nel vino più accessibile e trasparente. Tradizionalmente, l'investimento in vino pregiato è riservato ai ricchi collezionisti e agli addetti ai lavori. Il processo è spesso complesso, con alti costi di ingresso, commissioni opache e rischi legati alla provenienza e alla conservazione. I fondatori di WineFi hanno visto in queste barriere un'opportunità per aprire il mercato a un pubblico più ampio.
L'azienda offre ai clienti due modi principali per investire. Il primo è un modello di sindacato che consente agli investitori di iniziare con appena 3.000 sterline (circa 3.800 dollari). Attraverso questo modello, gli individui possono acquistare portafogli curati incentrati su temi come i vini italiani o lo champagne. Questi portafogli vengono assemblati dal comitato d'investimento di WineFi utilizzando dati di mercato e analisi delle tendenze delle annate. L'approccio del sindacato mette in comune i fondi degli investitori, consentendo ai partecipanti di accedere a una gamma di vini più ampia di quella che potrebbero permettersi da soli.
Per gli investitori più esperti, WineFi offre un servizio di clientela privata. Questa opzione consente ai clienti di costruire portafogli personalizzati in base alle loro preferenze. In entrambi i casi, gli investitori mantengono la piena proprietà dei vini, che vengono conservati a loro nome presso i Coterie Vaults, una struttura del Regno Unito vincolata dal governo. Questo accordo garantisce che i vini siano conservati in condizioni ottimali e che rimangano al di fuori del regime di imposta sul valore aggiunto del Regno Unito fino alla vendita o alla consegna.
La piattaforma di WineFi si basa su una tecnologia proprietaria che analizza oltre 18 milioni di dati relativi a più di 100.000 vini. Il sistema valuta il potenziale di rendimento corretto per il rischio in base ai prezzi storici, ai punteggi dei critici, alla liquidità e ad altri fattori. I costi di acquisizione sono confrontati con i dati di Liv-ex e Wine-Searcher per garantire la trasparenza. Ogni portafoglio è sottoposto a una revisione qualitativa da parte di esperti interni e consulenti esterni come Peter Lunzer, che in passato ha gestito uno dei più grandi fondi vinicoli del mondo.
I clienti possono seguire le loro partecipazioni in tempo reale attraverso un cruscotto online che mostra le valutazioni e le metriche di performance. A differenza dei commercianti di vino tradizionali, che possono nascondere le commissioni all'interno dei prezzi dei prodotti, WineFi indica tutte le spese per l'approvvigionamento, l'intermediazione, l'assicurazione e lo stoccaggio. La struttura tariffaria standard è del 12,5% in anticipo, equivalente al 2,5% annuo per cinque anni, che copre tutti i servizi tranne lo stoccaggio aggiuntivo oltre tale periodo.
WineFi enfatizza la validazione da parte di terzi per tutti gli aspetti della sua attività. Vengono condotti audit regolari per verificare la segregazione degli asset e le condizioni di stoccaggio. L'azienda non detiene l'inventario, riducendo così i conflitti di interesse che talvolta hanno afflitto il settore.
Dal suo lancio, avvenuto l'anno scorso, WineFi ha attirato l'attenzione sia di individui con grandi patrimoni sia di operatori affermati del settore vinicolo. L'azienda ha recentemente raccolto 1,5 milioni di sterline (2 milioni di dollari) in finanziamenti di avviamento da SFC Capital e Founders Capital in un round guidato da Coterie Holdings. Tra i membri del consiglio di amministrazione spiccano Shilen Patel di Lucky Saint e NICE, Jonathan Keeling, ex di Crowdcube, e Michael Saunders di Coterie Holdings.
L'età media degli investitori di WineFi è di 38 anni, quasi vent'anni in meno rispetto al tipico acquirente di vini pregiati. Molti sono investitori nativi digitali che considerano il vino sia un bene tangibile sia un elemento di conversazione. Per questo gruppo, possedere azioni di Grand Cru di Borgogna o di Super Tuscans offre un cachet culturale oltre a potenziali ritorni finanziari.
L'investimento nel vino rimane una classe di attività non regolamentata, con rischi intrinseci quali l'illiquidità e le fluttuazioni dei prezzi. Tuttavia, l'approccio di WineFi riflette le tendenze più ampie degli investimenti alternativi. La tecnologia sta facilitando l'accesso dei privati ai mercati un tempo limitati agli specialisti o agli ultraricchi. Secondo una ricerca di Preqin, citata dalla società, entro il 2030 circa 30.000 miliardi di dollari potrebbero essere destinati ad attività alternative.
WineFi ha registrato una forte crescita iniziale con ricavi a sette cifre e un tasso di crescita medio mensile del 24%. L'azienda è ora concentrata sulla scalabilità delle operazioni, mantenendo al contempo elevati standard di servizio al cliente. Tra le nuove funzionalità in fase di sviluppo vi sono gli strumenti di benchmarking e il monitoraggio delle performance a lungo termine per gli investitori.
In prospettiva, WineFi sta esplorando la tecnologia blockchain attraverso una partnership con Lympid per consentire la proprietà frazionata e migliorare la tracciabilità delle transazioni vinicole. I fondatori ritengono che la tokenizzazione possa ampliare ulteriormente l'accesso agli investimenti nel vino pregiato.
Secondo Woodcock, l'ingresso di nuovi capitali nel mercato del vino pregiato va a vantaggio di tutte le parti coinvolte, dai produttori ai fornitori di logistica, e aiuta a far crescere il mercato nel suo complesso, anziché limitarsi a dividere l'attività esistente tra più operatori.
Poiché l'interesse per gli asset alternativi continua a crescere tra gli investitori più giovani che cercano una diversificazione al di là delle azioni o della criptovaluta, le piattaforme come WineFi sono pronte a svolgere un ruolo significativo nel plasmare il futuro degli investimenti nel vino.
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