La produzione di birra in Cina è calata del 7,8% a settembre, aggravando la flessione nel maggiore mercato mondiale
A settembre la produzione è stata di 2,788 milioni di chilolitri; il calo da inizio anno è del 6,0%, senza una ripartizione ufficiale
mercoledì 21 ottobre 2026

A settembre la produzione di birra in Cina è diminuita del 7,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, prolungando la flessione più ampia nel maggiore mercato birrario del mondo e segnalando un indebolimento dei volumi alla fine del terzo trimestre.
Secondo i dati pubblicati mercoledì da Sina Finance, che cita la testata di settore Huaxia Jiubao e attribuisce le cifre all’Ufficio nazionale di statistica cinese, a settembre la produzione di birra delle imprese industriali al di sopra della soglia dimensionale stabilita è stata pari a 2,788 milioni di chilolitri. Nei primi nove mesi del 2026 la produzione ha raggiunto 28,947 milioni di chilolitri, in calo del 6,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il calo di settembre è stato più marcato di 1,8 punti percentuali rispetto a quello registrato dall’inizio dell’anno. Ciò suggerisce che la contrazione della produzione si sia accentuata nella parte finale del trimestre, dopo una tendenza già negativa su base cumulata.
I dati sono rilevanti perché la Cina resta il maggiore mercato birrario al mondo in termini di volume. Kirin Holdings ha dichiarato che nel 2024 il consumo di birra in Cina è stato pari a 40,534 milioni di chilolitri, ossia il 20,9% del totale mondiale. Una flessione prolungata della produzione cinese può incidere sui birrifici, sui fornitori, sulle aziende di imballaggi e sulla domanda agricola di un mercato che da tempo detta il ritmo dei volumi globali di birra.
I dati riguardano la produzione di birra delle imprese industriali al di sopra di una determinata soglia dimensionale, una categoria standard utilizzata nelle statistiche industriali cinesi. In Cina questa misura esclude in genere molti produttori di dimensioni minori e si concentra sulle imprese più grandi che superano le soglie ufficiali di fatturato o attività. Poiché il confronto ufficiale su base annua si basa su un insieme omogeneo di imprese dichiaranti, le variazioni percentuali pubblicate costituiscono di norma il principale riferimento per l’analisi delle tendenze.
Per questo motivo, i totali di settembre e del periodo gennaio-settembre vanno confrontati con cautela con i livelli pubblicati in precedenza. Il rapporto riportava un’avvertenza metodologica: non è stata calcolata la variazione assoluta dei volumi su base annua, perché il confronto ufficiale utilizza una base omogenea di imprese che può differire dalle serie storiche.
Al momento della pubblicazione, la tabella statistica primaria specifica sulla birra non era direttamente accessibile; il rapporto di Sina Finance rappresenta quindi una fonte secondaria e non una pubblicazione diretta dell’Ufficio di statistica. Ciononostante, i dati citati da Sina Finance e Huaxia Jiubao indicano una chiara perdita di slancio della produzione sia nel mese sia dall’inizio dell’anno.
La pubblicazione non forniva una ripartizione dettagliata per provincia, impresa o categoria di birra, né spiegava le ragioni del calo. La produzione di birra cinese può risentire di diversi fattori, tra cui l’andamento della spesa dei consumatori, le condizioni meteorologiche durante l’alta stagione dei consumi, gli aggiustamenti delle scorte da parte di birrifici e distributori e gli spostamenti della domanda tra prodotti di massa e premium. I soli dati di settembre non permettono di stabilire quale di questi fattori abbia inciso maggiormente.
Nel corso dell’ultimo decennio il settore birrario cinese è cambiato in misura significativa. Dopo anni di rapida espansione dei volumi complessivi, il mercato si è concentrato sempre più sul mix di prodotto, sul posizionamento premium e sulla concorrenza tra marchi, anziché sulla sola crescita della produzione. I grandi birrifici hanno cercato di migliorare i margini vendendo prodotti più costosi anche quando la crescita dei consumi complessivi rallenta. In questo contesto, un calo della produzione fisica non implica automaticamente una diminuzione equivalente dei ricavi del settore, ma segnala una minore attività negli stabilimenti e nelle catene di approvvigionamento.
Per i produttori, gli ultimi dati arrivano in un momento in cui la domanda industriale in diversi comparti dei beni di consumo continua a essere discontinua. La birra risente in particolare dell’affluenza nei ristoranti, degli incontri conviviali e dei modelli di consumo stagionali. Settembre è inoltre un mese osservato con attenzione perché segue il picco estivo e aiuta a capire quanto slancio il settore porti con sé nell’ultimo trimestre dell’anno.
Il totale di 28,947 milioni di chilolitri da inizio anno indica che il settore non ha recuperato le perdite precedenti. Con una produzione in calo del 6,0% nei primi nove mesi, i birrifici avrebbero bisogno di un quarto trimestre più forte per ridurre la flessione annuale. Il calo più marcato, pari al 7,8%, registrato a settembre suggerisce che alla fine del terzo trimestre non fosse in atto alcuna ripresa.
I dati potrebbero attirare l’attenzione delle aziende globali del settore delle bevande e degli investitori, vista l’importanza della Cina nel mercato birrario mondiale. Anche variazioni percentuali contenute in Cina si traducono in ampi cambiamenti dei volumi a livello globale. Il ruolo del mercato è particolarmente importante per i principali birrifici nazionali e per i gruppi multinazionali che fanno affidamento sulla Cina per una quota significativa delle vendite o dei piani di crescita a lungo termine.
Sina Finance ha pubblicato i dati il 21 ottobre, citando il rapporto di Huaxia Jiubao basato sulle rilevazioni dell’Ufficio nazionale di statistica. Nel resoconto diffuso da Sina Finance non erano presenti ulteriori commenti ufficiali.