Le aziende vinicole italiane registrano ricavi superiori dell’8,8% dopo il passaggio generazionale

Secondo il rapporto, le successioni completate fanno crescere gli investimenti di oltre il 18% in un settore frammentato e dominato da piccole imprese familiari

lunedì 19 ottobre 2026

Condividilo!

Le aziende vinicole italiane registrano ricavi superiori dell’8,8% dopo il passaggio generazionale

Un nuovo studio di settore in Italia rileva che le aziende vinicole a conduzione familiare che hanno completato il passaggio generazionale registrano ricavi più elevati e investimenti maggiori rispetto a quelle ancora guidate dalla generazione precedente. I dati offrono nuovi elementi su una questione successoria che interessa gran parte del comparto vitivinicolo del Paese.

I risultati emergono da “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, un rapporto strategico presentato venerdì al Teatro Valentino Garavani di Voghera, durante il forum conclusivo della prima comunità Visione Vino organizzata da TEHA Group. Secondo il rapporto, le aziende vinicole familiari che hanno già completato il passaggio generazionale registrano ricavi superiori dell’8,8% e livelli di investimento più alti di oltre il 18% rispetto a quelle che non l’hanno ancora fatto.

Lo studio colloca questi dati in un settore che resta fortemente basato sulla famiglia e molto frammentato. Secondo il rapporto, il 65% degli asset del comparto è in mani familiari, una quota che sale all’81,5% includendo le cooperative. Nel 2025, il 30,4% delle aziende familiari del settore vitivinicolo aveva già avviato e completato un processo successorio, mentre nel 39,2% dei casi il passaggio era ancora in corso.

Benedetta Brioschi, partner e responsabile Food & Retail di TEHA Group, ha affermato che il ricambio generazionale può diventare un’opportunità per rafforzare le aziende vinicole, ma solo se accompagnato da un più ampio aumento delle dimensioni lungo la filiera. Nelle dichiarazioni tradotte presentate insieme al rapporto, ha spiegato che un sistema composto quasi interamente da piccole imprese rischia di disporre di meno risorse da investire, innovare e mantenere una presenza costante sui mercati internazionali.

Questo aspetto è centrale nel quadro del vino italiano delineato dal rapporto. Il 94,9% delle aziende vinicole italiane sono piccole imprese e, insieme, generano il 48,8% dei ricavi del settore. Le imprese di medie dimensioni rappresentano il 4,8% del totale, ma producono il 43,9% del fatturato. Le grandi aziende costituiscono appena lo 0,3% del totale.

Il rapporto sostiene che la pianificazione del passaggio generazionale e le dimensioni aziendali sono questioni connesse. In termini pratici, per molti produttori la prossima fase potrebbe comportare non solo il trasferimento del controllo ai familiari più giovani, ma anche il rafforzamento delle competenze manageriali, finanziarie e commerciali, oltre alla creazione di reti o alleanze in grado di sostenere piani di investimento più ampi. Per il settore delle bevande nel suo complesso, questi dati possono essere rilevanti perché offrono una base più chiara per pianificare le successioni familiari e la gestione professionale in un mercato ancora dominato da piccoli produttori e fortemente dipendente dalle esportazioni.

Lo studio evidenzia anche una differenza demografica tra il settore vitivinicolo e il resto dell’agricoltura italiana. L’età media degli imprenditori del vino è di 45 anni, contro i 60 dell’agricoltura italiana nel suo complesso. Questo divario di 15 anni suggerisce che il settore vitivinicolo abbia già attratto una leadership più giovane rispetto ad altre attività agricole, ma mostra anche quanto il futuro del comparto dipenda ancora dal trasferimento della proprietà e della gestione.

TEHA afferma di aver ricostruito per la prima volta il perimetro di quella che definisce filiera vitivinicola estesa. Questa definizione più ampia comprende non solo agricoltura e produzione di vino, ma anche servizi di supporto alle imprese, intermediazione, distribuzione e ristorazione. Nel settore vitivinicolo in senso stretto, il rapporto indica che il fatturato ha raggiunto 16,5 miliardi di euro nel 2025. Includendo le attività collegate, il volume d’affari complessivo sale a 36,8 miliardi di euro.

Secondo lo studio, il valore aggiunto diretto del settore ha raggiunto 15,1 miliardi di euro. Sommando gli effetti indiretti e indotti su fornitori e distribuzione, il contributo complessivo sostenuto dalla filiera del vino sale a 40,7 miliardi di euro, pari al 2,1% del prodotto interno lordo italiano. Il rapporto afferma inoltre che il vino rappresenta oltre il 10% del valore aggiunto sostenuto dalla filiera agroalimentare estesa italiana.

La portata del settore resta considerevole nonostante la sua struttura frammentata. Il rapporto conta 241.000 aziende agricole, oltre 1.500 imprese industriali e 681.000 ettari di vigneti distribuiti in tutte le regioni italiane. Nel 2025 la produzione ha raggiunto 44 milioni di ettolitri. Le esportazioni hanno totalizzato 7,8 miliardi di euro, pari al 47% dei ricavi del settore, a conferma della forte dipendenza del vino italiano dalla domanda estera.

Questa esposizione alle esportazioni si accompagna a pressioni crescenti sul mercato interno. Secondo il rapporto, a giugno 2026 le giacenze di cantina in Italia ammontavano a 46,5 milioni di ettolitri, pari a circa 6,2 miliardi di bottiglie. Il dato era superiore del 6,7% rispetto al 2025. Oltre l’80% delle scorte era costituito da vini certificati DOP e IGP. Nello stesso periodo, il prezzo medio del vino italiano è sceso del 10% rispetto a un anno prima. I prezzi dei vini DOP sono calati del 7%, a 1,57 euro al litro.

Brioschi ha affermato che lo squilibrio tra i volumi disponibili e la capacità del mercato di assorbire la domanda rischia di trasmettere la pressione economica lungo la filiera, fino alla base agricola. In questo contesto, il rapporto presenta l’internazionalizzazione come uno strumento necessario non solo per aumentare i volumi di vendita, ma anche per accrescere il valore generato dal vino italiano all’estero.

Queste pressioni aiutano a capire perché il rapporto consideri il passaggio generazionale qualcosa di più di una questione di governance familiare. Nella sua analisi, la successione può diventare una leva di crescita se porta alla creazione di aziende più grandi, a una gestione più solida e a investimenti più disciplinati. L’alternativa, suggerita nel corso dello studio, è un settore con solide radici locali ma meno capace di difendere i margini quando le giacenze sono elevate e i prezzi in calo.

Il rapporto descrive anche un quadro tecnologico disomogeneo. Secondo lo studio, solo tre aziende vinicole su 10 utilizzano già l’intelligenza artificiale o la stanno sperimentando, mentre il 49% non la usa affatto. Tra le aziende che hanno adottato strumenti di IA, le applicazioni principali riguardano il marketing e la comunicazione (50,7%), l’analisi dei dati di vendita (35,6%), la promozione dell’enoturismo (16,4%), le previsioni della domanda (13,7%), la gestione delle esportazioni (11%), l’agricoltura di precisione (8,2%) e il monitoraggio del clima (4,1%).

Dal lato dei consumatori, lo studio rileva che il 48,6% utilizza almeno occasionalmente strumenti digitali legati al vino. Gli impieghi più comuni sono la ricerca di informazioni e recensioni (53,1%), la scoperta di nuovi vini e produttori (43,2%) e gli acquisti online (28,7%). Il rapporto afferma inoltre che il 40% delle persone che utilizzano strumenti digitali legati al vino si affida già all’IA, o ritiene molto probabile farlo, per pianificare, organizzare e prenotare esperienze di enoturismo.

Nel complesso, i dati descrivono un settore di grande peso economico, con un’ampia diffusione territoriale e una significativa capacità di esportazione, ma ancora caratterizzato da piccole imprese familiari ed esposto alle oscillazioni della domanda internazionale. In questo contesto, la conclusione centrale del rapporto è che, quando il passaggio generazionale viene completato anziché rinviato, le aziende vinicole tendono a registrare ricavi più elevati e una maggiore propensione a investire.

Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo!

Cookie

Utilizziamo cookie e altre tecnologie per far funzionare il sito, analizzarne l’uso e offrire contenuti esterni. Puoi accettare, rifiutare o configurare i cookie facoltativi.

Informativa sui cookie