I leader del vino italiano si riuniranno a Cortina per un summit ad alta posta sul futuro del settore

10-06-2026

VinoVip Cortina 2026 riunirà 54 cantine e i principali produttori mentre il vino italiano affronta una domanda più debole e gusti in evoluzione

Il settore vinicolo italiano si riunirà a Cortina d’Ampezzo il 12 e 13 luglio per VinoVip Cortina 2026, summit biennale organizzato dalla rivista Civiltà del Bere che porterà produttori, dirigenti e operatori del trade sulle Dolomiti per discutere le prospettive del comparto in un momento di incertezza geopolitica, consumi in trasformazione e competizione più dura sia nei mercati consolidati sia in quelli emergenti.

L’evento, giunto alla sua 15ª edizione, farà da sfondo alle Dolomiti nei pressi di Cortina, una delle destinazioni montane più note d’Italia. Gli organizzatori presentano l’incontro come un’occasione per alcuni dei più influenti protagonisti del vino italiano di valutare dove si trovi oggi il vino italiano e verso quale direzione stia andando, utilizzando al tempo stesso degustazioni ed eventi pubblici per mettere in mostra denominazioni e vitigni di riferimento.

Tra i nomi più noti attesi figurano Piero Antinori, presidente onorario di Marchesi Antinori; Sandro Boscaini, presidente e amministratore delegato di Masi; e Fausto Maculan, fondatore dell’azienda Maculan a Breganze. La loro presenza dovrebbe fare da perno alla discussione inaugurale del 12 luglio all’Alexander Girardi Hall, dove un incontro intitolato “The Tenors of Italian Wine” si concentrerà sulle radici del patrimonio viticolo italiano e sulle sfide che attendono i produttori.

Il programma riflette diverse pressioni che oggi stanno plasmando il business del vino italiano. I produttori devono fare i conti con una domanda più debole o in cambiamento in alcuni mercati tradizionali, nuove abitudini di consumo e la necessità di conquistare bevitori più giovani e acquirenti internazionali con aspettative diverse in termini di stile, prezzo e identità. Gli organizzatori del summit affermano che questi temi saranno esaminati attraverso conversazioni che mettono insieme produttori familiari di lunga tradizione e degustazioni tecniche centrate su categorie che continuano ad attirare attenzione nei mercati export.

Una di queste categorie è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, che sarà protagonista di una degustazione dopo la discussione inaugurale. Diego Tomasi, direttore del consorzio della denominazione, dovrebbe introdurre la sessione. L’inclusione della massima denominazione del Prosecco sottolinea come lo spumante resti centrale nell’immagine globale dell’Italia anche mentre i produttori cercano di ampliare il discorso oltre il successo trainato dai volumi.

L’evento includerà anche il Khail Award 2026, intitolato al fondatore di Civiltà del Bere e assegnato a una figura riconosciuta per la promozione del vino italiano nel mondo. La rivista è oggi guidata da Alessandro Torcoli, che ha continuato a posizionare VinoVip come un forum in cui si incontrano strategia aziendale, reputazione e identità del prodotto.

Il 13 luglio l’attenzione si sposterà all’Hotel De La Poste per un focus tecnico su Pinot Bianco, Pinot Grigio e Pinot Nero sotto il tema “The Three Faces of Pinot and Their Expressions”. La sessione è pensata come un approfondimento su come una stessa famiglia di uve possa dare vini molto diversi a seconda della regione e dello stile di vinificazione. Seguirà una walk-around tasting con interpretazioni sia consolidate sia più recenti di queste varietà.

L’evento clou finale sarà il Grand Tasting allo Chalet Tofane, dove i produttori verseranno quelli che gli organizzatori descrivono come alcuni delle etichette più iconiche d’Italia direttamente per operatori del trade e consumatori. Il formato è pensato per offrire ai partecipanti un accesso diretto ai proprietari delle aziende e ai dirigenti i cui marchi hanno contribuito a definire il vino italiano all’estero.

Sono attese complessivamente 54 cantine. La lista comprende aziende provenienti da molte delle principali regioni e tipologie vinicole italiane, tra cui Allegrini, Marchesi Antinori, Argiolas, Banfi, Bellavista, Berlucchi Franciacorta, Bortolomiol, Cesarini Sforza di Cavit, Il Colombaio di Santa Chiara, Costa Arènte, Marco Felluga e Russiz Superiore, Fèlsina, Tenute Folonari, Fontanafredda, Fonzone, Nino Franco, Isole e Olena, Kettmeir, Lamole di Lamole di Herita Marzotto Wine Estates, Cantine Lvnae, Maculan, Masciarelli, Masi Agricola, Mezzacorona, Monte Zovo, Pasqua Vini, Pio Cesare, Planeta, PuntoZero, Ruggeri, Tenuta San Guido, Sartori di Verona, Tedeschi, Terlano, Tinazzi, Tommasi, Cantina Tramin, Umani Ronchi, Varvaglione 1921, Velenosi, Villa Sandi, Vite Colte e Zorzettig.

L’ampiezza dell’elenco mostra come VinoVip punti a rappresentare sia i marchi prestigiosi sia una più ampia trasversalità della produzione italiana. Indica anche un altro tema che il settore deve affrontare: come mantenere un’immagine nazionale unitaria preservando al tempo stesso forti identità regionali. La forza dell’Italia sui mercati export si è basata a lungo sulla diversità più che su uno stile dominante unico. Ma la stessa diversità può rendere la comunicazione più complessa quando i consumatori cercano messaggi più semplici o categorie più riconoscibili.

Svolgere il summit a Cortina aggiunge un ulteriore livello a questa strategia. La località turistica è da tempo associata al turismo high-end in Italia e richiama un pubblico che si sovrappone ai settori dell’ospitalità di lusso e dello stile di vita. Collocando le discussioni sul vino in questo contesto, gli organizzatori collegano il vino italiano non solo all’agricoltura e all’export ma anche al viaggio, al paesaggio e alle esperienze premium. Questo approccio è diventato sempre più comune mentre i produttori cercano di vendere tanto il luogo quanto il prodotto.

Anche l’ambientazione dolomitica offre alle aziende l’opportunità di presentare le proprie bottiglie in quello che gli organizzatori definiscono una “landscape tasting”, usando scenografia e appeal della destinazione come parte del messaggio. In termini pratici significa trasformare un incontro trade in una vetrina più ampia per turismo e ospitalità italiani in un momento in cui il turismo enogastronomico resta uno dei più forti strumenti promozionali del Paese all’estero.

Per i produttori presenti al summit di quest’anno, tuttavia, l’ambiente scenografico non nasconde la serietà dell’agenda. Il vino italiano entra nella seconda metà del 2026 con interrogativi su consumatori sensibili all’inflazione, ripresa disomogenea tra i mercati e atteggiamenti mutevoli nei confronti del consumo di alcol. La premiumization continua in alcuni segmenti mentre altri subiscono la pressione della concorrenza a basso costo o di una domanda retail più debole. I vini bianchi e gli spumanti restano motori importanti della crescita per molte aziende, mentre Pinot Grigio e Pinot Nero continuano a fungere da varietà leggibili a livello internazionale che possono aiutare a colmare la complessità regionale.

Questo aiuta a spiegare perché il Pinot abbia ricevuto tanta rilevanza nel programma di quest’anno. Il Pinot Grigio resta uno dei vitigni italiani più visibili nell’export. Il Pinot Nero ha guadagnato terreno mentre i produttori cercano maggiore riconoscimento per rossi fermi e basi spumante con appeal internazionale. Il Pinot Bianco offre un’altra via verso stili improntati alla freschezza che si adattano alle preferenze attuali dei consumatori in molti mercati. Riunendo tutti e tre in una sola sessione tecnica gli organizzatori sembrano voler sottolineare la versatilità come vantaggio competitivo.

La presenza di figure veterane come Antinori, Boscaini e Maculan segnala inoltre continuità in un momento in cui successione e cambiamento generazionale stanno diventando sempre più importanti nelle aziende familiari. Il loro confronto attirerà probabilmente attenzione non solo per il loro prestigio ma perché ciascuno rappresenta un modello diverso all’interno del vino italiano: storiche tenute di prestigio con portata globale; leadership aziendale pubblicamente visibile legata a una forte identità regionale; produzione familiare imprenditoriale radicata nella tradizione locale.

Per Civiltà del Bere il summit resta una delle principali piattaforme per riunire queste voci al di fuori del consueto contesto fieristico. Più che concentrarsi soltanto sugli incontri commerciali,VinoVip combina dibattito e degustazioni con l’obiettivo di contribuire a definire il modo in cui il vino italiano parla di sé stesso. In questa edizione significa affrontare l’incertezza senza rinunciare a uno degli asset più forti del settore: la capacità di mettere insieme nomi celebri, denominazioni classiche e nuove domande di mercato nello stesso luogo.