L'UNESCO riceve la candidatura del rito dell'appassimento dell'uva della Valpolicella come patrimonio culturale immateriale

20-03-2026

L'Italia cerca un riconoscimento globale per la secolare tradizione vitivinicola che plasma l'identità della Valpolicella e sostiene le comunità locali.

Il rituale del riposo delle uve della Valpolicella, una tradizione vinicola secolare del Nord Italia, è stato ufficialmente nominato Patrimonio Culturale Immateriale dall'UNESCO. La Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, su proposta del Ministero dei Beni Culturali, ha presentato la candidatura sulla base di ciò che descrive come "saggezza enologica come patrimonio culturale". La candidatura sottolinea il profondo legame tra il processo di appassimento dell'uva, le comunità locali, il paesaggio e la cultura produttiva della regione.

Questo rituale, noto localmente come "messa a riposo", consiste nel disporre con cura l'uva raccolta su graticci chiamati "arele" in speciali fruttai per l'appassimento. Questo processo è essenziale per produrre i vini Amarone e Recioto, riconosciuti a livello internazionale per il loro carattere unico. Secondo Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, questo savoir faire ha plasmato non solo il vino della regione, ma anche la sua cultura, il suo paesaggio e la sua identità. Marchesini ha sottolineato che è la prima volta che una tecnica di vinificazione viene proposta per il riconoscimento UNESCO e l'ha definita una pietra miliare storica per la Valpolicella.

La decisione dell'UNESCO è attesa per il 2027. In caso di esito positivo, il riconoscimento rafforzerebbe gli sforzi per proteggere e tramandare questa tradizione alle generazioni future. Marchesini ha ringraziato Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, insieme al comitato scientifico e alla comunità locale per il loro sostegno durante tutto il processo di candidatura. Ha sottolineato che questo risultato aumenta la consapevolezza del valore del rito e sottolinea il significato culturale e collettivo dei vini Amarone e Recioto.

Il processo di candidatura è iniziato più di 13 anni fa ed è stato guidato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Lo sforzo ha comportato la collaborazione con la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell'Amarone e del Recioto (Snodar), con esperti del mondo accademico e con i residenti di tutti i 19 comuni dell'area di denominazione della Valpolicella. Il comitato scientifico, composto da enologi, giuristi e antropologi, ha individuato quattro pilastri fondamentali a sostegno della Valpolicella: valore educativo, impatto ambientale, inclusione sociale e importanza enologica. Il dossier presentato all'UNESCO afferma che senza questa tecnica non esisterebbero i vini simbolo della Valpolicella.

Il rituale dell'appassimento dell'uva è praticato da circa 8.000 persone in Valpolicella. Questo gruppo comprende uomini e donne di ogni età e provenienza, italiani e stranieri, pienamente integrati nella vita locale. La partecipazione diffusa tra le generazioni è considerata un punto di forza della tradizione. I sostenitori sostengono che il riconoscimento di questa pratica aiuterebbe a preservare non solo un metodo di vinificazione unico, ma anche uno stile di vita che ha definito la Valpolicella per secoli.

La candidatura arriva in un momento in cui l'interesse globale per le tradizioni alimentari sta crescendo. I sostenitori sperano che lo status UNESCO porti l'attenzione internazionale sul patrimonio della Valpolicella e incoraggi il turismo sostenibile nella regione. Per ora, i produttori e i residenti attendono la decisione dell'UNESCO continuando a sostenere un rituale che rimane centrale per la loro identità ed economia.